Interviste

En?gma
En?gma - all'anagrafe Francesco Marcello Scano, classe '88 -

Negli ultimi due anni il variegato universo dell’hip hop italiano è stato letteralmente investito dalla nascita e dall’affermazione, velocissima e definitiva, del collettivo Machete, formatosi attorno alle identità di quattro esponenti della scena di Olbia: Salmo, El Raton, Dj Slait ed En?gma.

Andiamo a parlare proprio con quest’ultimo che a colpi di singoli, videoclip, live e collaborazioni con rappers di peso a livello nazionale sta ottenendo sempre più consensi fra gli ascoltatori, meritandosi un posto fra quelli che possiamo considerare a pieno titolo “gli artisti da tenere d’occhio”.

Nell’isola ci sono decine e decine di mc’s che propongono la propria musica, sgomitando per provare ad affermarsi.
Come è cambiata la tua vita, da rapper emergente proveniente da una cittadina sarda, quindi per forza di cose estraneo a certi meccanismi, ad artista conosciuto e rispettato nella scena nazionale?

In realtà è stato tutto talmente veloce per tutti noi, che non abbiamo avuto il tempo e il modo di ragionare troppo su tutto ciò che ci travolgeva.

Io studiavo già a Milano dai 18 anni, coltivando parallelamente e in maniera solitaria questo piccolo sogno.

Successivamente all'uscita di "The Island Chainsaw Massacre" di Salmo, ho iniziato la mia personale "gavetta live", girando la Sardegna e affiancandolo sul palco.

Infatti, rispetto alla maggior parte degli mc's, sia olbiesi che sardi, posso tranquillamente dire che avevo un'esperienza pressoché nulla.
Mi sono giocato le mie carte, imparando tanto data per data, e nel giro di un po’ di mesi ci siamo ritrovati a sbarcare nello stivale, in serate anche abbastanza importanti.

Il mio modo di intendere, concepire e approcciare questo mondo non è comunque cambiato, del resto mi sono fatto delle domande, e ho acquisito man mano più sicurezza, rendendomi conto che se sto facendo quello che sto facendo lo devo al fatto che sto giocando discretamente le mie carte.

Quali sono le tue principali influenze e ispirazioni musicali, letterarie e cinematografiche – tra l’altro, non fai mistero della tua passione per la settima arte –, e in che modo assorbi e rielabori questi input per farne materia prima della tua musica?

Mi appassiono a tante cose in generale. Spizzico parecchio, ecco. Mi piace poi fare delle mie determinate cose nei testi, anche per non scordarmele mai!
Alla fine, ogni testo lo considero come una fotografia di me, e spero tra anni e anni di poter sfogliare questo album di foto immaginario, per rimettere insieme i tanti ricordi che possono andare perduti in questa "vita veloce".

Mi lascio cullare dall'istinto: se una cosa mi attrae, mi ci butto, mi informo e molto probabilmente la citerò in qualche verso. Non ho correnti o filoni prediletti. Credo di essere inoltre uno dei minori ascoltatori di rap americano, tra gli mc's in circolazione! Svario senza mete precise e ben definite fra i generi musicali: tutto ciò che era l'elettronica dei Prodigy, dei Chemical Brothers o di Fatboy Slim mi ha sempre attratto a sé fin da adolescente, di pari passo con i gruppi crossover post-2000, il tutto mescolato ovviamente al rap, del quale ho poi "sfruttato" l'espressività.

I film, invece, mi hanno sempre trasportato in un mondo parallelo. Mi ci immedesimo totalmente e mi riempiono di sensazioni ed emozioni che riesco ancora più facilmente a riversare nelle tracce. All'università ho studiato anche cinema, ma passo tranquillamente da un film di Bertolucci, o di Lynch, a uno di Tony Scott. Ogni genere di pellicola mi trasmette a modo suo qualcosa.

Capitolo Machete: descrivici l’esperienza umana e artistica del lavorare all’interno di questo collettivo.

Francamente considero un mezzo miracolo irripetibile il fatto che un gruppo di ragazzi della stessa cittadina si siano ritrovati a spiazzare i “continentali".
Questo è già un grande orgoglio per ognuno di noi. L'ossatura è nata ad Olbia, ma abbiamo forti punti di riferimento sparsi per l'isola.
In realtà, quell’organizzazione che molti ci invidiano cerchiamo di migliorarla ogni giorno, considerato il fatto che siamo dei “scappati di casa”(ride)!

Il trucco è stato semplicemente nel “fare" con cognizione e lucidità, aggiungendoci ovviamente la coesione/alchimia che si è creata e rafforzata man mano.

Siamo partiti senza pretese alte, ma senza porci neanche limiti, il che ci ha portato a fare delle mosse, per così dire, "adulte":
attualmente siamo una società a tutti gli effetti, abbiamo due sedi operative con ufficio ad Olbia e a Milano, e la nostra etichetta indipendente (Machete Empire Records).

Ognuno fa il suo, e sa che deve farlo bene, sempre con una certa mentalità. Per questioni di distanza e impegni di lavoro la totalità dei membri non può essere costantemente connessa anche sotto il profilo personale, ma quando c'è unità d'intenti e rispetto, basta beccarsi anche poche volte, e la “magia" non si perde.

Last but not least, la parte che più ci interessa, in quanto di stretta attualità: parlaci un po’ del tuo nuovo EP da solista, dal titolo, particolarmente calzante e rappresentativo, di Rebus.

È un EP totalmente solista, ho evitato i featuring per l’esigenza di farmi sentire il più possibile in poche tracce.

Ho cercato di racchiuderci il mio immaginario, e credo di esserci riuscito in maniera abbastanza soddisfacente, anche se non ne posso già più e sono proiettato su robe nuove (ride)!

Ho scelto le produzioni che più mi tiravano fuori le parole e le atmosfere giuste: quelle di Salmo, Denny the Cool, 3D e Bassi Maestro. In particolare voglio menzionare Denny, membro Machete, che ha donato alla causa di Rebus ben 3 produzioni. Credo che stia raggiungendo dei livelli altissimi ogni giorno di più, e personalmente riesco a scrivere sulla sua roba con una facilità assurda.

Nel giro di una settimana ho registrato il tutto da Bassi al Press Rewind Studio. Non smetteremo mai di ringraziarlo per la pazienza che ha nel sopportare i "ritmi Machete" (ride).

Un rapido excursus dell'EP:

si parte con "Arigatò", un intro movimentato dai chiari riferimenti orientali (con un campione geniale di Bruce Lee da parte di Mauri);

"Gaia" vuole essere una mia personale rapida istantanea sul pianeta;

"Bianconiglio" è la traccia più autocelebrativa e credo anche più tecnica dell'EP;

ne "Il Simposio" mi sono fatto un viaggio nella filosofia, grazie ad un beat di Bassi che non stanca mai;

"Bugie Bianche" è il pezzo da "lacrimuccia", ma tristemente reale (ride);

in "Time Travel_03" ci sono io in versione John Titor, in viaggio nel tempo.

Rebus si conclude con il bonus "Olimpiade" come BONUS, l'unico mio singolo contenuto nel Machete Mixtape vol.II, al quale sono legato in quanto mi ha dato forza e coraggio per scrivere poi l'EP.

Vi ringrazio e vi saluto!


Jack Sparra

ARTICOLO TRATTO DAL NUMERO 10 - GIUGNO 2013

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