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di Marcella Muglia

Dopo la recente scomparsa del fumettista francese di origini italiane Albert Uderzo, disegnatore di Asterix, ci lascia anche il fumettista Roberto Ambrosoli, disegnatore di Anarchik. Entrambi creatori di personaggi che hanno fatto dell'umorismo la loro arma di battaglia, i due fumettisti erano in pensione da anni ma comunque sempre attivi: Uderzo ha continuato a supervisionare gli albi della saga fino all'ultimo Asterix e la figlia di Vercingetorige uscito lo scorso autunno; e sempre lo scorso autunno è uscita una raccolta dei fumetti di Roberto Ambrosoli: Anarchik, Farò del mio peggio.
Abbiamo perso i creatori di due personaggi straordinari, due antieroi che con la storia del presente e del passato ci hanno giocato e fatto i conti, deridendola con onestà e semplicità.
Anarchik sicuramente più sovversivo, più intimo e meno popolare rispetto alla saga cult di Asterix & Co, che comunque aveva il suo bel lato rivoluzionario.
Comparso nel ‘59 sulla rivista Pilote, l’idea di Asterix nasce insieme allo sceneggiatore René Goscinny, amico di una vita di Albert Uderzo. La serie, ambientata in un villaggio di Galli che si ribella all'invasione dei Romani, esce pochi mesi dopo l'elezione in Francia di Charles De Gaulle, Presidente della Repubblica: il ricordo dell'invasione nazista era ancora fresco, perciò i galli che si opponevano all'invasore romano potevano facilmente ricordare la resistenza francese all'invasore tedesco. Da allora è stato un continuo successo e Asterix, con la sua mitica spalla Obelix, è conosciuto in tutto il mondo e tradotto in più di 100 lingue, con 370 milioni di albi venduti e una decina di film all'attivo. Un pilastro dell'editoria e del fumetto.



Il personaggio di Anarchik di Roberto Ambrosoli – concepito insieme al compagno fraterno Amedeo Bertolo, attivista e teorico dell'anarchismo – compare per la prima volta nel ‘66 in un volantino e poi nel '68, in forma di striscia, nella rivista Il Nemico dello Stato. Proprio qui c’è l’esordio del famoso ritornello "Farò del mio peggio", frase che, come spiega lo stesso Ambrosoli, circolava in quegli anni e il suo gruppo di compagni di allora – per lo più anarchici – l'ha fatta propria intendendo "il peggio", che a loro veniva attribuito dai vari diffamatori, come "il meglio" che sapevano fare.
Le avventure di Anarchik approdano nel 1971 in A – Rivista anarchica: "…il più delle volte non è importante il messaggio politico – spiega l’autore – o un messaggio politico, ma prendere in giro i nostri detrattori. Naturalmente non c'è solo questo, ma è parte dello stile di comunicazione scelto."



Con Anarchik si cercava di dare alla propaganda anarchica un tono meno serioso di quella tradizionale, più ironico.
Il personaggio cambierà negli anni: nasce con una bomba in mano, a sottolineare etichette e pregiudizi attribuiti agli anarchici, che fa esplodere in situazioni divertenti e ironiche ma sempre senza conseguenze disastrose. Poi però succede che, come dice lo stesso Ambrosoli: "Diciamo che c'era l'intento di divertirsi un po', ma all'epoca c'erano anche troppe bombe in giro, di tutt'altra fattura e grado di distruzione, quindi l'arma è scomparsa. O meglio, è stata dimenticata, non senza qualche recriminazione dell'autore."   
Ora se ne vanno i creatori di queste perle di bellezza e libertà, ma Asterix e Anarchik sono sempre in giro, fieri e immortali. Quanto a noi, il minimo che possiamo fare – e forse ora più che mai – è esattamente quella cosa lì.
Abbiamo bevuto un filtro e ci siamo imbardati a dovere. E siamo pronti.
A fare del nostro peggio.

Marcella Muglia








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