Pink Rock News

di Joveline

Rainy Daisy è l'ultimo pezzo del rapper Kabaddu realizzato in collaborazione con la cantautrice Sidra – aka Piera Demurtas – e il produttore Andrea Pilloni. Uscito in pieno lockdown da covid19 è disponibile su tutte le piattaforme streaming digitali e in download dal 17 aprile scorso. Il rapper Kabaddu si divide tra Milano e la sua città natale Sassari, dove lo abbiamo raggiunto per due chiacchiere, in questo brano intreccia le sue rime con l'inconfondibile timbro di Sidra su un beat hip hop del producer Mellow Funk.
Rainy Daisy è un omaggio appassionato al sound degli anni ‘90, la cosiddetta golden age dell'hip hop italiano, enfatizzato e impreziosito dal mastering di Bassi Maestro. Ma passiamo subito la palla al nostro ospite.


Ciao Kabaddu, Rainy Daisy è il tuo nuovo brano rilasciato in pieno lockdown: partiamo con le lyrics, la storia dei due protagonisti a cui dai voce insieme a Sidra è attualissima perché racconta il desiderio di una coppia di ritrovarsi e stare insieme, si percepisce un desiderio, anche molto fisico. Quanta quarantena c'è in Rainy Daisy?

Direi proprio tanta, tantissima! Penso che una delle cose che manchi di più in questo assurdo periodo sia proprio il contatto fisico, l’affetto, i baci e ovviamente, inutile negarlo, il sesso. Ma potrei anche offrire un’altra chiave di lettura di questo pezzo, intendendo la quarantena come una sorta di gabbia nella quale a volte si è costretti senza volerlo, una privazione di tutto ciò che ci rende vitali e che ci avvicina a quella che potremmo definire felicità, a volte solo in apparenza, e in questo specifico caso parlo del desiderio irrefrenabile di fisicità che si trasforma nella mancanza insopportabile del proprio oggetto del desiderio.

 

Parliamo di produzione, ci vuoi raccontare le fasi del progetto, dalla registrazione al risultato finale? Come è nata la collaborazione con Bassi Maestro?

Questo pezzo ha avuto una gestazione piuttosto lunga, ma penso che i prodotti migliori prendano vita non seguendo la logica del cotto e mangiato ma – come i migliori vini – abbiano bisogno di decantare per un certo periodo di tempo prima di poter essere gustati e apprezzati nel migliore dei modi. A settembre 2019 è partita la produzione del brano ai Sonusville Recording Studio. Qui abbiamo messo mano ai primi arrangiamenti e abbiamo completato tutta la fase di registrazione. Nei mesi successivi Andrea Pilloni ha lavorato con cura al sound e all’arrangiamento per procedere poi al mixaggio finale. Ci siamo confrontati su come procedere e abbiamo scelto di affidarci a Bassi Maestro per la fase di mastering, che ha realizzato nei suoi PressRewind Studios di Milano. Abbiamo scelto di affidarci a un guru del settore perché volevamo puntare al meglio sul mercato e tirar fuori qualcosa che fosse più di un semplice singolo da gettare in pasto al web. Penso che abbiamo ottenuto quello che cercavamo!

 

Sei un rapper attivo da molti anni nella scena sassarese e sarda. Da musicista come stai vivendo questo periodo di isolamento forzato? Qual è la tua opinione riguardo al futuro della musica specialmente per quanto riguarda i live?

Sembrerà assurdo e fuori luogo dirlo, ma personalmente molto bene! Mai come in questo periodo mi sento ispirato e sto portando avanti contemporaneamente più progetti ai quali, in tempi normali, non avevo avuto modo e tempo di dedicarmi. Ho diversi singoli in uscita, e in più sto dedicando tantissimo tempo a una mia grande passione, il cinema! Cosa non meno importante, sono tornato nella mia città natale, Sassari, dove mi sento molto più al sicuro che in qualsiasi altro posto in cui sarei potuto essere in questo periodo di emergenza. Allo stesso tempo ci sono momenti in cui penso a cosa potrà succedere una volta finito tutto questo e come ne usciremo, ma ho la sensazione che in fondo me la caverò, finché c’è musica c’è speranza! Penso che non sarà facile ritornare a vedere un concerto dal vivo come lo intendevamo in epoca pre-virus, ma penso che si possano comunque trovare delle alternative momentanee come per esempio live in diretta streaming, oppure si può pensare a qualche altra formula che possa permettere di evitare i contatti tra le persone sotto al palco, cosa alquanto difficile ma non impossibile… se si vuole si può fare tutto! L'esigenza di musica live è troppo forte per farne completamente a meno e questo periodo di assenza ci sta facendo comprendere ancora di più la sua importanza.

 

Si può dire che il testo di Rainy Daisy rifletta dei tuoi sentimenti personali o è stata ispirata da qualcosa di realmente accaduto? Le lyrics cantate da Sidra, invece, sono opera tua, sua o di entrambi?

Verso la fine del 2018 abitavo a Milano e Andrea (che tuttora vive e lavora nel campo della musica e del cinema nel capoluogo lombardo) era alla ricerca di casa e aveva risposto a un annuncio che avevo messo su Facebook, in cui appunto dicevo che cercavo persone interessate al mio appartamento, dato che stavo per lasciare la città. In realtà poi il giorno che venne a vederlo parlammo di tutto tranne che dell’affitto ma ci soffermammo sull’ascolto di alcune sue strumentali, essendo entrambi artisti impegnati da anni a fare questa musica. Nel giro di pochissimo scelsi quella che poi sarebbe stata la base sulla quale avremmo dato vita a Rainy Daisy, ma ovviamente avevo bisogno della giusta ispirazione per scriverci qualcosa che potesse funzionare e sposarsi al meglio con le atmosfere mellow funk create da Andrea. In quel periodo frequentavo una ragazza con la quale avevo una storia molto fisica... quasi carnale direi, da un certo punto di vista la definirei anche un po' “malata”. In una fredda serata milanese le proposi di scrivere un pezzo a distanza, lei era a casa con la febbre e io nel giro di al massimo un paio d’ore le inviai le mie strofe scritte di getto, in maniera del tutto spontanea e naturale, alle quali lei rispose con una bozza di ritornello. I mesi passarono e la nostra relazione prese una piega pericolosa e alla fine terminò ma io sapevo che quel pezzo non l’avrei abbandonato e in qualche modo gli avrei ridato vita e l’avrei fatto uscire, prima o poi. Nella primavera del 2019 mi trovavo a Sassari e incontrai Piera Demurtas durante una serata in giro per locali: lei mi parlò dei suoi progetti e io apprezzai da subito le sue qualità e decisi perciò di proporle di scrivere un cantato per completare le mie strofe e quindi l’intera canzone. Anche con lei è stato tutto piuttosto naturale e spontaneo ed è riuscita perfettamente a interpretare il mood del pezzo.

 

Grazie mille Kabaddu, in attesa dei prossimi release un saluto dalla redazione di Underground Experiment.


Grazie mille a voi!


Joveline

 










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