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di Marcella Muglia

Il nuovo film di Pupi Avati, Il Signor Diavolo, arriverà nelle sale il 22 agosto.
Il regista si è cimentato, per la gioia dei suoi fan e degli amanti del genere, in un horror gotico in stile Dracula di Bram Stocker, dopo quarant'anni dal lugubre cult La casa dalle finestre che ridono (1976) che lo ha consacrato tra i maestri del genere, per quello che poi è stato definito il gotico padano insieme a Zeder, Il nascondiglio e L'arcano incantatore.
La nuova pellicola in uscita – senza fare nessuno spoiler – è tratta dal suo romanzo omonimo uscito per Guanda nel 2018. La vicenda è ambientata in un paesino tra il Veneto e l'Emilia degli anni '50 con protagonista un ispettore del Ministero chiamato a risolvere un caso di omicidio tra adolescenti, dove il ragazzino omicida è convinto di aver eliminato il diavolo in persona.
L'ispettore (che ricorda un po' il restauratore de La casa dalle finestre che ridono, chiamato anche lui in un paesino padano, ma per riportare alla luce un vecchio affresco) deve districarsi fra oscuri avvicendamenti che vedono coinvolte – come solo loro sanno esserlo – la  chiesa e la politica. Infatti il paesino in cui si svolge la vicenda è governato (come la maggior parte dei paesi dell'Italia di allora) da una cattolicissima e bigottissima Democrazia Cristiana che non slega mai abbastanza la politica dalla religione.
Dunque ambientazione gotica doc, con tanto di atmosfere inquietanti, personaggi macabri e oscuri e quel regionalismo ben dosato che ci fa immergere senza fatica in una storia nera di paura, mistero e orrore.
In questo film Pupi Avati si muove come vuole lui e come vuole il genere: tra sacro e profano, superstizione e soprannaturale, dove il male potrebbe vestire i panni del male assoluto. Oppure no? Chissà.
Lo scopriremo solo dal 22 agosto al cinema.

Marcella Muglia









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