Recensioni



Sensei Crew – Sensei 2 / CD
Autoprodotto – 2018
Hip Hop
Ascolta il brano: 10 cose da imparare da un sensei

Il nuovo capitolo del supergruppo hip hop made in Sassari che risponde al nome di Sensei Crew vede ancora una volta Vlade dei Rigantanti serrare le file insieme a Giocca, veterano e iperprolifico mc della scena sarda, supportati come al solito dai beats di Mr. Nobody, al quale è affidata l’intera produzione musicale del disco. Per questo episodio il lavoro sulle ruote d’acciaio è magistralmente fornito da Dj Frankie Krueger, e il roster della squadra si completa con l’illustratore Antonello Becciu, che ci regala il tetro samurai con maschera mempo ed elmo kabuki che domina la copertina del disco.
Il sound di Nobody fa convivere sapientemente l’anima soul che funge da sostrato all’album, nelle sue declinazioni smooth (vedi le produzioni di “The World” e “Ai miei brada”) o più epiche e marziali (“Sensei 2” e “Destino”), con i breakbeat minimali di “Kumité” e “La città e i cani”; maestri che rendono omaggio ai maestri: oltre a citare Vargas Llosa nel titolo, il brano riprende il sample di un classico dei Public Enemy. Il taglio e la scelta dei campioni si rifanno esplicitamente alla golden age hip hop della metà dei Novanta, intervenendo qua e là con innesti di synth, per così conferire maggior corpo al beat. Da sottolineare il tocco moderno nella definizione del suono per le batterie, che evita di insistere sul boom bap e le sue dinamiche dense e pestate, per abbracciare un gusto più lo-fi in una sorta di rielaborazione rivista e corretta del metodo classico.



Gli incastri e il flow camaleontico di Giocca si accompagnano alla concretezza e solidità interpretativa di Vlade, ed è difficile non accorgersi dell’impegno profuso dai rappers nella ricerca di una linea comune: nonostante le differenze stilistiche di fondo, i due son riusciti a fondere le rispettive voci e metriche in modo complementare, evitando l’errore di accontentarsi di una mera giustapposizione di strofe, per dotare le canzoni di una robusta coerenza interna, indice del raggiungimento di una certa maturità artistica e coscienza dei propri mezzi.
Maturità che scaturisce, prepotente e tangibile, dalle liriche dei dieci brani cantati che compongono il disco; intro e outro sono stretto appannaggio dei precisi tagli di Frankie Krueger. Un grown man rap dove si rivendica l’orgogliosa appartenenza all’hip hop, l’essere reali e genuini anche e soprattutto in tempi in cui sembra trionfare l’artefatto, la filosofia dell’apparenza e dell’appiattimento culturale e morale: tutto questo si traduce in un manifesto contro il “nullismo”, per utilizzare un neologismo caro agli artisti in questione.

Un vecchio adagio recita pressappoco così: “Quando l’allievo è pronto, il maestro compare”. Il maestro non se n’è mai andato, anzi, è qui per restare: staremo a vedere quanti allievi resteranno in piedi.

Jack Sparra




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