Recensioni


I Hate My Village – I Hate My Village / Vinile
La Tempesta International – 2019
Alternative, Afro, Blues

I Hate My Village è un progetto che nasce dall’incontro tra la batteria di Fabio Rondanini (Calibro 75 e Afterhours) e la chitarra di Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) per dar vita a un esperimento di crossover in cui timbriche e suggestioni afro si miscelano e vengono inglobate in soluzioni decisamente rock. Queste due anime blues e funky danno così vita a una sintesi sonora molto interessante che appare genuina, sia nella distanza naturale da ogni pretesa commerciale dell’omonimo disco uscito a gennaio, sia nella concreta struttura sperimentale dei brani. Concretamente, stiamo parlando di qualcosa di nuovo. La partecipazione di Alberto Ferrari (Verdena), che presta la sua voce in ben quattro tracce del disco, è determinante nel piegare il sound e forse le intenzioni dell’album in una linea malinconica e oscura, carica di un’energia graffiante, lontana dagli umori dell’attuale panorama della musica indipendente italiana. Si direbbe un supergruppo, ma la sensazione è che sia la spontaneità a guidare il disco verso una zona di confine sonora e compositiva, dove l’Africa – a parte alcune evidenti eccezioni –  è una suggestione, forse un richiamo, in ogni caso una ricerca che cede volentieri il passo al rock: perciò il “nero” diventa blues, dell’area delta, rielaborato e in parte violentato con venature psichedeliche e funky e un’idea di progressive ordinata, a trazione ritmica più che melodica. La scelta di alternare brani strumentali e cantati rende questo I Hate My Village ancora più netto nella sua intenzione crepuscolare, c’è un tramonto in tutte le chiavi proposte: gli umori, i beat e le soluzioni melodiche variano tra i brani e all’interno dei brani al modo di una schizofrenia controllata, ben curata; c’è un’inquietudine cauta, difficile da inquadrare in un linguaggio condiviso o uniforme. Forse il crossover più riuscito in senso stretto – magari banale – è nella traccia 6 Fare Fuoco, e risulta davvero interessante passare alla successiva Fame, dove Ferrari dà il meglio di sé con il suo carisma graffiante, molto a suo agio nella leggerezza e fluidità della chitarra di questa struggente marcia blues. Una buona parte di merito per la riuscita di questa impresa, di questo collage di ritagli in una figura nuova e coerente, va senza dubbio alla produzione di Marco Fasolo (Jennifer Gentle) che suona il basso nei live degli I Hate My Village, in tour proprio in questi mesi.
In conclusione direi che abbiamo a che fare con un lavoro originale e innovativo, audace e privo di arroganza; forse un disco per pochi, si spera non pochissimi. Potrebbe davvero essere l’inizio di qualcosa di più condiviso, ma al momento risulta troppo difficile da imitare.

Paolo Lubinu

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