Recensioni





Apollo Beat – Sfera / Vinyl, CD
Irma records / 2019
Rock, Funk, Soul


Sfera,
l’album della band sarda made in Sassari Apollo Beat, propone e dona all’ascoltatore diverse prospettive e soluzioni d’approccio alla musica, mantenendo al tempo stesso ferma e costante una componente di mistero per ciò che sarà la successiva traccia, per come il discorso – musicale –  si sviluppa. Un atteggiamento che sicuramente cattura, incollando la cuffia all’orecchio e stimolando il repeat integrale dopo il primo ascolto; il vinile poi lo impreziosisce, esaltandone la forma in ogni senso.
Sfera è un album concettuale, dove la mano e l’estro degli Apollo Beat lasciano un segno tangibile e riconoscibile: una dark side, intesa come misteriosa zona da esplorare; l’oscurità, più che l’oscuro, che genera e attrae. Lo spazio. Quasi un messaggio cifrato da decodificare lungo le 9 tracce dell’album. Gli strumenti non mancano (in tutti i sensi!) e con una certa maestria  la band ci accompagna in un viaggio circolare che non si sa bene dove comincia, ma arriva dritto al gusto dell’ascoltatore, più che mai incuriosito. Il packaging è perfetto, lo storytelling funziona, ma l’involucro non svela il segreto che ribolle al suo interno. Potente. Cangiante. Un viaggio di scoperta e riscoperta in cui l’idea base si declina in forme sonore mutevoli e seducenti, già a partire dall’intro del lato A Sfera, quasi fosse un dedalo da sbrogliare, ricco di sonorità lontane, familiari, sferiche appunto; siderali.



Il volo armonico d’una farfalla (Kupu-kupu) richiama visioni esotiche e ancestrali: notti d’Africa colorate dal fuoco che genera vita. Luna 22 è una spirale di suoni in accelerazione fra sintetizzatore e chitarra, avvolgente nel suo precipitare verso l’alto in un finale in crescendo. L’atmosfera resta densa anche in Radiomania, un evidente richiamo al movimento, al permanere in movimento, allo scambio d’esperienze, e al comunicare. Luce è da godere, tutta: la voce rompe e doma il “buio”, squarciandolo grazie alla suggestione della fisarmonica e poi illuminandolo in una perfetta chiusa strumentale.



Il lato B torna indietro sino a Le Origini senza però abbandonare la dimensione complessiva e concettuale del disco. La terra di Sardegna è un meraviglioso continente che compare all’orizzonte al diradarsi di nebbie armoniche, persistenti, un misterioso abbraccio fra canto a tenores e gioco della morra: nessuno stereotipo, semmai innovazione di alto livello. Shine On è una richiesta, un’esigenza soddisfatta o da soddisfare: è la ricerca della soluzione, l’accendersi dell’interruttore in ouverture alla cover dei Gres, Duo Balls, omaggio (reiterato dopo Stereofonie Moderne) all’arte di una band anni ’70 e volutamente ancorato a quel mondo. E poi Limite, ultima traccia. Si arriva ai limiti della sfera, non luogo in cui farsi trasportare, e perdersi. Voce e suoni sono un tutto armonico, una sfera persa nel suo muoversi sinuoso e accattivante, dove “il prima e il dopo si inseguono in un luogo senza tempo” (cit. Italo Palmer).

John McSun






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