Recensioni



Live Skull – Saturday Night Massacre – Cd, Vinile
Bronson Recordings, 2019
Noise Rock
Ascolta Il Brano: Up Against The Wall

Molte band storiche restano prolifiche e anche a distanza di decenni dalle ultime uscite sfornano lavori come se attingessero senza tregua dalle loro vitacce: erano trent'anni che i Live Skull non si facevano ascoltare e bisogna ammettere che è difficile parlarne sinteticamente. Denunciando tutta la loro rabbia per una situazione sociale deteriorata dalle politiche americane, verso le quali la New York underground è sempre stata sensibile da una parte, e nichilista e individualista dall'altra, questi reietti si rifanno vivi con un nuovo album: Saturday Night Massacre. Tutto ciò che in un'epoca gloriosa pose le basi per quello che oggi fa fico chiamare “no wave, noise rock e post-punk” a quanto pare esiste ancora e non campa di vecchi stilemi.



Parliamo di una band che non vuole apparire come mera superstite e che non intende cambiare le proprie cattive abitudini disinfettandone i sensi di colpa con marce più corte: ok, forse non sono più violenti e noisy come un tempo, ma incazzati e in calore lo sono di sicuro. Infatti, nell'opening track, il punk di vecchia matrice sfocia in un viscido deathrock quasi di scuola Christian Death e in Up Against The Wall pare di vederli partecipare a un'orgia, sudando su tappeti sonori ancora caldi delle membra di Lydia Lunch, avvolta dall'inesorabile letargia luciferina di Lou Reed. Con Nova Police la band fa legittimamente i conti con i più noti partners in crime: i Sonic Youth. Nessuna novità quindi, ma l'entusiasmo sta in questo crossover che – libero dalle forzature di produttori prezzolati – crea pezzi semplici che ne valorizzano l'istintualità, senza risultare cool e fighetti. Non a caso i Live Skull sono tra i pionieri di quel suono che ha reso grandi alcune band, assai più note, alle quali è attribuita una certa illecita paternità.
Identical Skies danza con lo spettro di Not Right degli Stooges e lo mescola con un robusto garage rock teso e asfittico, mentre Shadow War sembra non dimenticare quanto i Doors (che guarda caso ebbero a NY la loro fan base più hardcore, che non a L.A.) fossero stati importanti per i Joy Division, sia per l'austero drumming tribale quanto per l'imperante bass-line che si lascia penetrare e tradire da chitarre compiaciute e superbe, corteggiando tastiere inzuppate di sogni malinconici. Il disco chiude con The Date, riproponendo con affetto il tema di Motorcycle Is Burning degli MC5 che, seppur di Detroit, furono seminali per NY almeno quanto lo furono i Velvet Underground.
Il punto conclusivo è che bisogna smetterla di cercare new sensations, perché ogni disco che vi piace davvero e vi rovescia da dentro è già qualcosa di nuovo che rivoluziona il vostro modo di interpretare e vivere il presente.
Quando è così, niente sarà più come prima.
Nemmeno voi stessi.

Davide Chessa


liveskull.bandcamp.com/

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