Recensioni




Igorrr – Spirituality and Distortion/ LP
Metal Blade Records, 2020
Breakcore, metal, barocquecore
Ascolta il brano: Paranoid Bulldozer Italiano



A conferma che la follia non è da considerare un male per l'essere umano arriva il quarto disco di Igorrr aka Gautier Serre, un mix di caos, follia, pensiero e ragione.
Un prodotto d'avanguardia. Un melting pot di suoni, di generi, di strumenti e di culture condito con una certa dose di ironia, buon gusto e libertà di espressione. C'è del sano e del malato metal, quello estremo ma anche classico e sperimentale e poi ancora musica classica, barocca, e poi c'è l'oriente.
Igorrr nel suo percorso musicale aveva già sapientemente sperimentato la fusione di death e black metal con sonorità folk, classiche e elettronica, e ora, con Spirituality and Distortion si spinge oltre spaziando e viaggiando anche nella musica orientale: c'è un profumo e suono di oriente già nell'intro Downgrade Desert che poi ritroviamo – nelle prese di fiato – in tutto il disco.
14 pezzi con una varietà, una precisione e un'eleganza da far tremare anche i muri e i cuori più duri. Chitarre distorte, riff potenti, ritmo martellante e cantato growl che si intersecano con sonorità classiche e liriche, e tutto è lì, sta in piedi e si regge alla perfezione. Impossibile non citare il lavoro straordinario della sezione ritmica con la batteria di Sylvain Bouvier e il basso di Erlend Caspersen.
Spirituality and Distortion è un viaggio spirituale e onirico che lascia il segno. Ascoltato e riascoltato in giorni di lockdown aiuta a scappare via, almeno con l'immaginazione, in un'altra dimensione.
Tra i pezzi più potenti da citare, sicuramente il puro e onesto death metal di Parpaing con George Corpsegrinder Fisher dei Cannibal Corpse al mic, ma anche Nervous Waltz, una delle mie preferite per groove e cambi di stile tra barocco e grindcore. E come non citare il folle breakcore di Very Noise, primo singolo rilasciato a metà gennaio con un videoclip che in pochi giorni ha raggiunto un milione di visualizzazioni, con il folle basso di Caspersen. E ancora Himalaya Massive Ritual con inizio e evoluzione carichi di pacatezza e spiritualità tipicamente orientale che in chiusura sale di intensità. E poi la follia di Paranoid Bulldozer Italiano, puro death metal con aggiunte di valzer e lirica. Una botta destabilizzante.
Kung-Fu Chèvre è lì al 14esimo posto, e solo lì poteva essere: e vai di rewind!
Un disco che nella sua follia è qualcosa di prezioso per struttura e lavorazione, non è statico né ripetitivo o ridondante: ti porta dentro e ti fa girare veloce come in una giostra, poi più piano, e poi di nuovo ti fa cadere nel vortice di questo psicosuono. Finisce il giro con il cuore a mille, provati e deliranti, ma tremendamente soddisfatti.
Questo è Spirituality and Distortion.
E che la follia sia con voi.

Marcella Muglia



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