Banz cult

Fluxus - Underground X
DI FRANCESCA BUFFONI

"Nessuno si accorge di niente... mentre nessuno si accorge di niente " dichiarava superbamente un tizio in un ritornello parecchio tempo fa.



Tuttora la situazione non mi pare cambiata un granchè.
Proviamo a ragionare sul fatto che pochi fortunati, veramente pochi si accorsero dei Fluxus e che a distanza di ben 10 anni dal loro ultimo disco continuano a passare inesorabilmente inosservati, confinati nel sottoscala di una scena indipendente da un pietoso patrigno che prende il nome di mercato discografico italiano e che ha dettato (e continua a dettare) le regole di un gioco a cui loro e certi altri non hanno voluto prender parte.

Io vi presento questi tre ragazzi poi sta a voi andare a scoprirli.
Il contesto è ben conosciuto: anni '90, la plumbea Torino partorisce gli ennesimi talenti che miscelano gli stilemi del noise, hardcore punk e rock in un modo geniale che oggi ci sogniamo.

Tre mastini rabbiosamente e lucidamente contro tutto il ciarpame che gli veniva iniettato a dosi massicce.
Al diavolo gli slogan e le frasette fatte, la band andava a scavare nei meandri della coscienza fino a dargli una voce, una voce tagliente come quella di Franz Goria, carismatico frontman del gruppo.

I Fluxus rimangono nel ricordo sfumato di quel mondo marchiato a fuoco da un fermento musicale e sociale che mandava affanculo tutte quelle dinamiche che con l'andar degli anni gli si sono cucite addosso.

Quando si rifiutavano, senza misure, le proposte inaccettabili dei gestori dei locali e per contro si organizzavano concertoni autofinanziati nei centri sociali; quando si mandava al diavolo un tizio come Red Ronnie rifiutandosi di partecipare a quel bazar che era il suo programma e quando si andava via dalla diretta di una trasmissione Rai per scampare il pericolo di suonare in playback.
E ancora quando si litigava con i giornalisti, privi di remore nell’etichettare in maniera approssimata, strumentalizzando le band ai format.

Insomma quando non si dava freno alla lingua.

Questo è il ruolo che i Fluxus si sono scelti e ne hanno pagato le conseguenze.
La loro attività in questo intreccio dura 10 anni: esordiscono epicamente con "Vita di un pacifico nuovo mondo" titolo tratto da un opuscolo dei Testimoni di Geova.

Prendono parte al disco, registrato per un'etichetta indipendente di Milano ben tre chitarristi, ovvero Simone Cinotto ( ex Nerorgasmo) , Roberto Novero e Adriano Cresto.
Nove tracks che vantano testi come "Cosa hai visto fino ad ora" nella quale ci si rende conto sin da subito delle massicce e sane intenzioni nella costruzione di un tappeto sonoro violentissimo.

Nei testi, ferocemente decontaminanti, si respira un senso di inadeguatezza, di amarezza e necessità di svegliare chi ancora dorme; come anche in "Vita di un pacifico nuovo mondo", title track posta alla fine del disco, in cui si rievoca un nuovo mondo da raggiungere disertando, non ubbidendo e capendo che solo chi ha paura ha in mano una pistola e spara sempre più di una volta sola.

Il '96 è l’anno di "Non esistere", album dall'eloquente titolo a cui prendono parte due pilastri dell'hardcore torinese : Tax Farano alla chitarra e Marco Mathieu al secondo basso (entrambi ex Negazione) dove porgiamo l'altra guancia per farcela frantumare dai ritmi già gustati nel lavoro precedente.
Se l'elaborato sound del primo album vantava tre chitarre elettriche in questa seconda perla si aggiunge un secondo basso.
Il gruppo comincia ad avere un grande seguito, ottime critiche e una collezione di live ad impatto e livello elevatissimo.

Due anni dopo è la volta del loro terzo capolavoro indiscusso "Pura lana vergine" (solo la prima settimana vende 7000 copie), il disco viene distribuito come inserto del quotidiano Il Manifesto, il suono si arricchisce: diventa più complesso e aspro, mentre i brani si impregnano di palesi riferimenti letterari come "Uomo Ghignante" ispirato ad un racconto di Salinger e "Latte" dove viene citato Pier Paolo Pasolini e poi ancora "Classe" con alcune registrazioni dei figli degli operai della Fiat, effettuate nelle scuole elementari torinesi.

Una nota di merito per il video "Lacrime di sangue", sapientemente diretto da Luca Pastore, in cui echeggia un'anarchia spirituale tanto temuta dai gerarchi della fede. Il video viene censurato in Italia!

Dopo "Pura lana vergine", l'atmosfera si satura di cambiamenti, alcune etichette indipendenti cominciano a comportarsi come delle major e certi centri sociali come i locali.
Il gruppo decide di sciogliersi, stoppando un tour già programmato, si chiude in sala e sforna a distanza di quattro anni l’ultimo album "Fluxus".

Le architetture sonore al fulmicotone degli album iniziali lasciano gli ormeggi per qualcosa di più soft e sperimentale.
Un ottimo prodotto sicuramente più maturo e riflessivo che vede la collaborazione del trombettista Roy Paci e del compositore Mauro Teho Teardo.
Da allora dei Fluxus non si sa più niente…rare gemme da rievocare e riscoprire in un’Italia "in cui non c’è gusto ad essere intelligenti". ( cit. Freak Antoni).

Francesca Buffoni

ARTICOLO TRATTO DAL NUMERO 9 - GENNAIO 2013

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