Interviste

DI MARCO FALCHI

Black Wings of Destiny: “suoniamo tutto quello che non sia pulito”.



I Black Wings of Destiny nascono alla fine del 2009, dalle ceneri di precedenti band quali Sickhead e Concrete Block. Hanno due album alle spalle, il primo, omonimo del 2011 e il secondo pubblicato poco tempo fa, the Storyteller part 1. I Black Wings of Destiny suonano metal, fondendo e amalgamando i suoni con derivazioni stoner, sludge, southern e rock and roll, insomma per dirla alla loro maniera: “suoniamo tutto quello che non sia pulito”.

Finalmente abbiamo il piacere di fare una chiacchierata con voi! Tempo fa avete promosso i vostri due album anche nella nostra isola, con dei live che hanno lasciato veramente il segno, so che siete affezionati a questa terra e qua avete un buon seguito, ma diteci direttamente voi, chi sono i Black Wings of Destiny?

I BWOD sono quattro brutti ceffi che vivono questa splendida esperienza musicale con grande serenità, coesione, amicizia e scoperta. È per noi una sorta di seconda giovinezza musicale: quando non hai più velleità di successo (non nascondetevi, chiunque suoni uno strumento ci ha pensato); quando, nonostante tutto, godi di un certo rispetto grazie alle molteplici esperienze passate, anche importanti – vent’anni di palchi, studi, prove e quant’altro – allora sì che ti senti libero. Noi ora non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, e penso che creativamente questa situazione ci permetta di dare il meglio di noi stessi, nella scrittura come nell’approccio live. In definitiva ci nutre la passione per quello che facciamo.


Nel vostro disco d'esordio eravate un trio, ora invece avete aggiunto una chitarra. Cosa è cambiato nel vostro modo di scrivere e suonare? E verso quale orizzonte musicale sarà diretta la vostra evoluzione naturale?

L’aggiunta di una chitarra è stata per noi un’evoluzione naturale. Marco si è inserito alla perfezione nella band portando nuove idee e dando una grossa mano in fase di scrittura e arrangiamento oltre ad una tranquillità maggiore per quanto riguarda l’esecuzione live. Gli orizzonti sono sconfinati, non ci poniamo limiti a livello creativo. La parte seconda è quasi pronta e non vediamo l’ora di farvi ascoltare qualcosa!


Una cosa che incuriosisce molto i maniaci fruitori di musica è sapere come nascono le canzoni di una band. Certo, ogni band ha la sua particolarità: chi parte dalla musica e chi dal testo; ma come fanno invece i Black Wings of Destiny? Quali tematiche affrontate nei vostri testi e come decidete la “trama” di un nuovo disco?

Riguardo all'idea generale di canzone, direi che tutto dipende da Luca, lui arriva col pezzo praticamente finito, lyrics e musica. Pian piano poi si affinano certe cose: dinamiche, tempi, passaggi, lunghezze di strofe o assoli. Così è stato fino all'arrivo di Marco. Ora anche lui propone diverse idee, magari non il pezzo in toto, ma se prima il tutto era opera di uno, adesso si aprono strade molto interessanti! Riguardo alle tematiche invece miriamo a scandagliare le parti più oscure della natura umana. Ci piace arrivare a scoprire le leve che muovono la mente umana e i comportamenti che ne conseguono, il tutto in forma di narrazione. Se nel primo album il racconto era unico e diviso in dieci capitoli, per questo Storyteller, come si evince anche dal titolo, abbiamo pensato a una sorta di antologia di micro racconti, che si possano fruire indipendentemente l’uno dall’altro.


Molte band, nel panorama underground italiano, seppur dal sound molto aggressivo e potente, hanno deciso di cantare in madre lingua, penso agli Storm{o}, ai Marnero, ai Mondo Naif, avendo un importante successo. Invece la vostra scelta dell'inglese da cosa è dettata? Avete mai pensato di poter scrivere in italiano le vostre canzoni?

I testi in italiano ci piacciono, nulla vieta quest'opzione in futuro... i gruppi a cui ti riferisci usano la lingua italiana in modo del tutto particolare: dal parlato alla narrazione, passando per il puro screaming, che non è per alcuni versi distinguibile dalla lingua albionica! Nella nostra proposta l’uso dell’inglese penso sia fondamentale per la sua musicalità e il suo amalgamarsi perfettamente al sound. Non è detto poi che qualcuno in futuro riesca a trovare una via per rendere credibile un cantato italico su una base che è comunque e fondamentalmente heavy metal. Luca ha già scritto in italiano in passato, sia con Sickhead che con Concrete Block, ed anche con i Leaf, un progetto parallelo interamente nella lingua di Dante!


Com'è la scena del nord ovest oggigiorno? Ci sono nel sottosuolo band valide, come la vostra terra ha sempre sfornato, penso ai Kina o ai Fluxus, i Negazione o i Nerorgasmo?

La scelta è sempre vasta e di grande qualità. Se devo fare qualche nome per il nord ovest, direi Dogs for Breakfast, Titor, Soab, Last Minute To Jaffna, Tons... posso dire che ci sono un sacco di band fighe anche sconosciute ed un sacco di gruppi incensati. Purtroppo l'idea dell'apparenza rispetto ai contenuti sembra vincente... almeno sul breve periodo. Chi poi, rimane in piedi dopo il polverone, continuando a suonare ancora nell'underground dopo anni e anni, merita tutto il rispetto.


Ho letto molte recensioni positive del vostro ultimo lavoro, The Storyteller part 1: un “quasi album” composto da sette tracce, in pieno Black Wings style. Diteci di più di questo secondo lavoro e del seguito che aspettiamo con fervore.

Siamo molto contenti di come la prima parte sia stata accolta, sia dalla stampa di settore che dal pubblico, che sempre più spesso canta insieme a noi durante i live: ogni volta è una grandissima emozione! La parte seconda è quasi completa, anche in questo caso le influenze sono molteplici, si va da pezzi più diretti e violenti ad altri più dilatati e pesanti. Grande cura abbiamo prestato per gli arrangiamenti, in questi mesi abbiamo consumato Iron Maiden e Mastodon!


Cosa pensano i Black Wings of Destiny della “musica 3.0”? Ha ancora senso pubblicare fisicamente un disco?

Abbiamo letto da qualche parte che si vendono più vinili ora che negli anni '80... quindi sì, credo che il supporto fisico abbia comunque una certa importanza, magari non a livello di 10/15 anni fa... ormai è chiaro che il grosso degli introiti dei gruppi dipende dal merch e quindi dai tour: più e meglio suoni in giro e più merch riuscirai a vendere. Più e meglio suoni in giro e più riuscirai ad aumentare il tuo cachet. La musica in sé ormai è fruibile gratuitamente da tutti, in questo senso vedo il ritorno del vinile più come un oggetto di culto che come supporto per ascoltare musica.


In attesa di The Storyteller part 2, vi ringraziamo e aspettiamo di rivedervi dalle nostre parti, lunga vita ai Black Wings of Destiny!

Ciao a tutti e grazie per questa chiacchierata stimolante.
Ci vediamo presto con la parte seconda in Sardegna, la nostra seconda casa! Peace!

Marco Falchi

INTERVISTA TRATTA DAL NUMERO 14 - LUGLIO 2015

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