Interviste

DI DANIELA DARK

Gavino Riva: bassista e compositore musicale poliedrico; zingaro disincantato e senza fissa dimora artistica.



Finalmente sulle pagine U.X abbiamo il piacere e l'onore di farvi conoscere un artista genuino e intenso. Un uomo che con le sue parole e le sue belle energie ci ha ammaliato e incantato avvolgendoci in un'atmosfera di pura poesia musicale: stiamo parlando di Gavino Riva. Sassarese, classe 1955, bassista e compositore musicale poliedrico; zingaro disincantato e senza fissa dimora artistica.

Ciao Gavino e benvenuto! Partiamo dalle origini.
A che età sei stato conquistato dal tuo strumento, il basso, quali son stati i tuoi maestri musicali e quali son stati i tuoi percorsi artistici più importanti prima di arrivare alla produzione del tuo primo album “Canzoni dal basso”?

Io sono un pigro per natura, le chitarre non mi piacciono e ho scelto lo strumento che aveva meno corde, ero attirato dal ritmo del basso, della batteria.. ho iniziato verso i 22/23 anni. Sono uno antico, ho iniziato a suonare nelle balere, il liscio, il tango ma di nascosto ci scappava sempre il rock chiaramente!
Sono cresciuto così... maestri musicali per me son stati tutti e nessuno, non ho delle preferenze, li metto tutti allo stesso livello dato che son tutti più bravi di me comunque! Questione di visione!


Canzoni dal basso è un disco auto prodotto in tutti i sensi.
So che è stato suonato da strumenti musicali creati da te con materiale di riciclo. Ci racconti meglio?

Canzoni dal basso è nato durante un periodo in cui lavoravo come camionista in una ditta di demolizioni. Mi occupavo di caricare e scaricare detriti ma anche di rimpiazzare i materiali nuovi e ogni tanto, in mezzo agli scarti, trovavo qualcosa che aveva un suono particolare ma non era ancora legato alle canzoni, quelle sono nate dopo. Ho cominciato ad accumulare insieme ai materiali edili anche dei pensieri che mi venivano in testa, dopodiché è nato tutto: la sera registravo delle musiche su un piccolo quattro piste e piano piano sono venute le parole. Il disco è nato tra un camion pieno di rifiuti e il bar della pausa pranzo. Così ho iniziato a parlare di me: delle mie esperienze, di quello che provo, ma anche del nostro mondo.


A proposito delle tematiche affrontate nel tuo disco cosa fa soffrire di più Gavino Riva e cosa -se c'è- ti fa sperare in un mondo un po' più giusto?

Mi fa soffrire molto l'ignoranza. Non mi da fastidio, come dice la parola, che uno possa ignorare un argomento. Quello che mi da fastidio è che l'ignoranza diventi un'arma con la quale si tiene schiacciato il popolo che viene governato: questo accade nei paesi meno fortunati e anche in quelli più fortunati come l'Italia. Si dovrebbe abolire l'ignoranza. C'è qualcosa che mi fa sperare? Certo ognuno di noi spera sempre dentro di sé, ma alla luce dei fatti in questo momento, se devo essere critico non si prospetta nulla di buono.


L'album l'hai suonato da solo ma nel live ti sei avvalso della buona compagnia dell'hammond di Jim Solinas e della chitarra di Gianluca Gadau. Com'è nato il vostro sodalizio?

Sì ho suonato tutto da solo tranne in un brano “Il vento dei cowboy” dove interviene Alberto Sanna con l'armonica: per una piacevole coincidenza infatti, mentre registravo a Cagliari, ero ospite a casa sua, perciò la sua armonica è finita nel disco.
Per quanto riguarda Gianluca e Jim, come spesso succede è stato ancora una volta un incontro voluto dal caso. Gianluca l'ho incontrato nel 2008 mentre Jim l'ho conosciuto un paio d'anni fa, e proprio grazie a lui ho ripreso in mano questo lavoro. Nel prossimo album suonerò sicuramente con loro.

                           
A proposito del nuovo album al quale stai lavorando già da un po' e del quale hai già dato un assaggio proponendo nei tuoi live due inediti: Intenso e Solo me; puoi darci qualche altra anticipazione?

Posso dire che lo stile e le tematiche ricalcano bene o male quello del primo lavoro in quanto quello è il mio modo di vedere e di suonare la musica: perciò c'è una continuità con Canzoni dal basso. Quando ho realizzato quel disco è stato come aprire una cantina dove tenevo un sacco di roba dentro e adesso sto continuando a svuotarla. Il primo disco è stata la prima parte dello “scarico”! Nel prossimo ci saranno altri oggetti da tirare fuori: posso dire che sono argomenti che stanno al di fuori del tempo e sono sempre attuali, come è la storia di noi uomini... cambiano le mode ma gli amori le tragedie son sempre le stesse. Che tu porti un mantello o un abito moderno i sentimenti dell'uomo sono identici questo è forse il motivo per cui raccontiamo sempre le stesse storie, alla fine! (ride ndR.)


Per il brano Intenso hai girato il tuo primo videoclip. Vuoi raccontarci com'è andata questa nuova esperienza?

È nato tutto per caso. A me piacciono le cose che nascono per caso. Sono stato contattato da dei ragazzi dell'Accademia delle Belle Arti di Sassari che dovevano fare un saggio per passare dal quarto anno al quinto e come compito dovevano girare un videoclip. È stata una cosa carina perché non c'erano i professionisti di mezzo, c'era la passione, la voglia di fare, l'entusiasmo: io mi son divertito molto, è stato bello.


Sappiamo che oltre che comporre musiche e testi ti diletti in altre attività artistiche!

Sì, mi piace molto lavorare con le mani, mi piace costruire strumenti musicali, fantocci e pupazzi, ogni tanto dipingo, mi piace aggiustare vecchi mobili e reinterpretarli. Sono un attivista del riciclaggio, credo che ogni cosa possa avere una vita nuova, più di una volta.


Cosa consiglieresti ad un giovane che voglia intraprendere la carriera musicale?

Di lasciar perdere! (ride ndR.).
Io sono del parere che quello del musicista non può essere un lavoro e men che meno una professione. Se dovete fare un lavoro fate altro.
Si fa musica perché se ne ha bisogno... come si ha bisogno di respirare, di mangiare, di fare l'amore, di bere e fumare. Ma non fatelo mai per mestiere altrimenti non funziona. Secondo me!

Grazie Gavino ti auguro tanta fortuna, a presto!

Grazie anche a voi! Lunga vita!


Daniela Dark

ARTICOLO TRATTO DAL NUMERO 15 - MARZO 2016

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