Interviste

DI PASQUALE DEMIS POSADINU

Verdena: oltre quindici anni di palchi, sei dischi-manifesto impressi sul muro del rock italico



Verdena: oltre quindici anni di palchi, sei dischi-manifesto impressi sul muro del rock italico, una forza artistica che da sempre mette d'accordo tutti, pubblico e addetti ai lavori. In partenza e successivamente di ritorno dalle tappe europee che hanno chiuso il lunghissimo tour di Endkadenz Vol. 1 e Vol. 2 abbiamo intercettato il batterista Luca Ferrari.

Ciao Luca, parliamo di Endkadenz: tre anni di lavoro, ventisei brani in due dischi e la scelta di pubblicarli a distanza di otto mesi l'uno dall'altro. Quali sono le differenze - se ci sono - e le similitudini tra i due lavori?

I due dischi sono stati registrati insieme, anche se al momento di dividere i brani ne è risultata una bella differenza: i dischi sono proprio diversi, il secondo è più colorato, pieno di variazioni, mentre il primo è più monolitico, più oscuro, più pesante.


Producete artisticamente i vostri album. Un effetto che torna spesso tra le atmosfere dei due volumi è sicuramente il Fuzz, non solo negli strumenti ma anche nella voce. Quali sono gli effetti irrinunciabili di questo disco?

Alberto e Roberta usano un sacco di pedalini da sempre, questo giro, è vero, hanno preso dei pedali un po' più Fuzz... c'è una distorsione meno big muff, meno grossa, più alta. Poi Alberto ha usato una pedaliera per la voce che fa tutto, dai loop ai delay ai riverberi, distorsioni, qualsiasi cosa!


Poco dopo l'uscita di Endkadenz Vol. 1, Colapesce ha pubblicato un video in cui interpreta la vostra Puzzle, asciutta, voce e chitarra. Che sensazione si prova a essere coverizzati? E, in generale, c'è qualche band o artista di oggi che ha suscitato la vostra curiosità?

Qualche cover l'abbiamo ascoltata, è divertente! Per quanto riguarda gli ascolti invece, c'è un sacco di roba bella in giro: in Italia quest'anno abbiamo suonato con Adriano Viterbini per il suo progetto solista e ci è piaciuto molto; ci piacciono gli Universal Sex Arena, abbiamo recentemente collaborato con Iosonouncane (l’EP split con il cantautore è uscito per la Universal il 2 settembre 2016, ndR.)… poi va be’, ovviamente ascoltiamo sempre le robe vecchie, i dinosauri!


Dall'uscita del Volume 1 avete macinato tantissimi palchi, festival, situazioni intime negli showcase acustici, e ora un tour club che è iniziato in Italia e finisce in diverse capitali europee. Come vi trovate nel live acustico e nei palchi piccoli rispetto ai grandi spazi?

A noi piace fare le date nei club, in questo tour ci siamo divertiti! Magari un po' meno il pubblico che rimane lì un po' schiacciato eh eh! Parlo per me, io preferisco sicuramente suonare nei locali piccoli.


Tantissimi vostri fan per le questioni più disparate vivono all'estero, e dai social sappiamo che invocavano queste tappe europee da mesi. La scelta di fare questo tour è dovuta a questa richiesta o era già in programma?

No, è una cosa che piace sempre fare perché vorremmo che i nostri dischi uscissero anche all'estero, noi lo vediamo come un tour di conquista, l'idea è di conquistare il pubblico. È dal 2002 che andiamo a suonare fuori dall'Italia.


Avete pensato di pubblicare qualcosa in inglese?

Sì, ci abbiamo pensato, e di Endkadenz abbiamo anche realizzato sei tracce ma poi abbiamo mollato tutto, vorremmo che la nostra musica uscisse in italiano anche all'estero, anche in duecento copie per dire, l'importante è uscire e fare dei tour!


Avete qualche rito scaramantico, ossessioni varie, fobie e simili prima di un live?

Di solito ci viene di andare tanto in bagno, perché ti caghi proprio un po' addosso! No, non facciamo niente di strano, niente abbracci o incitamenti... anzi è tutto molto “ok, via, like a drop!”


Da quando avete cominciato negli anni '90 avete mantenuto la stessa formazione, e questo nel panorama musicale italiano vi rende unici. Alcuni di voi hanno avuto progetti paralleli ma si può dire che Verdena coincida con la vostra vita fino a oggi. Sapete dare una spiegazione a questa alchimia?

Di sicuro dopo tanti anni passati insieme l'alchimia si crea inevitabilmente. Cresci insieme, suoni tantissimo insieme, noi abbiamo perso tutta la giovinezza in sala prove. Poi, io suono con mio fratello e lì c'è un'altra connessione, ancora diversa probabilmente. I gruppi devono provare tanto, e dopo un po' l'alchimia arriva.


La vostra carriera artistica in questi vent’anni si è sviluppata dentro a grandi cambiamenti sociali, culturali e musicali a livello globale, pensiamo solo all'avvento di internet. Voi, come band, come vi rapportate a questi cambiamenti?

Prima era diverso sì... anche noi ora facciamo la pubblicità su internet, bisogna stare al passo coi tempi! Io personalmente non ho neanche il computer, non sono molto dentro a queste cose... però non voglio nemmeno dire: è cambiato in meglio o in peggio, dico solo che è cambiato davvero e paradossalmente tutto!


Che ne pensate delle band e degli artisti che cercano di scuotere le coscienze attraverso il rock?

Noi stiamo lontano dalla politica. La critica sociale la lasciamo fare agli altri, noi suoniamo e basta senza bandiere da sventolare e speriamo di trasmettere positività al nostro pubblico. Se il nostro pubblico sta bene, questo è già un traguardo, perché anche questo è influenzare positivamente la società.


Dopo le tappe europee proseguirete il tour di Endkadenz? State già scrivendo qualcosa per il prossimo lavoro?

Ancora no, abbiamo fatto qualche jam in qualche buco durante il tour, ma solo una volta finito tutto ci penseremo!


Grazie mille Luca per la gentilezza e la disponibilità!

Grazie a voi!

Pasquale Demis Posadinu

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