Interviste

a cura della Redazione

Gli Obituary sono tra i pionieri di quel genere nato ormai trenta e passa anni fa nel profondo sud degli Stati Uniti chiamato Death Metal.



Il loro primo disco risale al 1989 e ancora oggi la band fa tremare i palchi dei più grandi festival metal in giro per il mondo. Abbiamo incontrato il chitarrista e leader del gruppo Trevor Peres in una chiaccherata informale e very old school…

Ciao Trevor, il death metal ha compiuto trent’anni, i precursori sono stati i Possessed: di definizione è soprattutto un genere di atmosfera oltre che essere duro e pesante, ma oggi più che mai sembra debba essere obbligatoriamente anche molto veloce, invece voi avete mantenuto il vostro trademark.

Ciao, ragazzi, e salute…
Sì, vedi: io penso che la base del death metal non sia la velocità. Voglio dire, la cosa non mi dispiace, nel senso che alla fine veniamo tutti dal rock ‘n’ roll in qualche modo. Almeno nelle sue sfumature – o derive se vuoi – hardcore. Quindi la velocità, laddove significa elettricità e vibrazione, ben venga. Ma per rispondere per bene alla tua domanda devo dire che il death metal, per come la vedo io, si basa soprattutto sulla pesantezza. Capisci cosa voglio dire? Parlo di attitudine, di macchina che si muove, che pulsa… è un macigno di energia che ti cade addosso senza preavviso, e ti lascia il tempo di godertelo, di stare lì a guardare, ad ascoltare, ma non puoi fare troppo il fighetto, mi capisci? (ride ndR).
Oggigiorno ci sono tante di quelle correnti death metal, ma ciò che le accomuna alla fine cos’è? Sì, è la velocità! Vai veloce, non c’è problema. Il problema è che andare più veloce non ti rende più pesante. Ecco, il death metal sta tutto lì, nella pesantezza.
Parlo per noi ovviamente: tieni presente che alcune delle band che ci hanno più influenzato avevano un suono lento e monolitico. Penso ai Celtic Frost, ai Black Sabbath e agli stessi Metallica.


Vi sentite ancora attaccati alla filosofia del death metal dei primi lavori? Titoli come Slowly We Rot li sentite ancora "all'interno di voi stessi" o c'è una vena più positiva in voi? Insomma, ci credete ancora o vi piace semplicemente suonare DM?

Beh, i testi nei lavori degli Obituary non sono mai stati così fondamentali. Le lyrics di un brano sono soprattutto necessarie a creare un'atmosfera "di genere"... è come se le parole fossero uno strumento a disposizione della band. Sai, devono essere funzionali alla riuscita del brano, e poi c’è la questione del suono. Il suono delle parole deve incastrarsi perfettamente con il ritmo del pezzo, tutto qua. Non stare lì a scervellarti troppo sul significato. Non è così importante.


Dietro ogni death metal band ci deve essere sempre un buon batterista. Senza l’impatto naturale della batteria non può esistere un death metal buono, eppure ci sono molte death metal band che pur avendo dei batteristi deboli riescono a tirare fuori un buon suono con l’ausilio della post produzione, tu che ne pensi? Che ne pensi del fatto che il modo di suonare la batteria sia così cambiato?

Ho capito cosa intendi. Ti riferisci a quel tipo di macchinette (ride mimando una drum machine ndR). Come Obituary noi adesso registriamo in digitale, ovviamente, ma non facciamo nessun aggiustamento in post produzione. Il suono è quanto più possibile in presa diretta. Non è una questione ideologica, naturalmente. Voglio dire, non ho critiche particolari da fare a una macchina: una macchina è una macchina, perciò avrà un suo scopo. Insomma, non siamo dei reazionari, ma il fatto è che la macchina Obituary ha un suo scopo, un suono che possiamo riprodurre solo a modo nostro, funzioniamo così. Per il resto devo dire che effettivamente oggi come oggi (non mi riferisco solo al death metal ovviamente) ci sono troppe band ossessionate dalla precisione metronomica e dalla volontà di creare delle basi ritmiche martellanti, attraverso appunto le magie della post produzione o di qualche drum machine. Personalmente non li capisco. Voglio dire, per me è un po' innaturale, perché per noi Obituary la musica è organica: fa parte di un unico processo in cui le parti vivono contemporaneamente. Pensare di lavorare a forza di copia e incolla, ma anche mixare solo piccoli frammenti in fase di post produzione, non fa parte di noi.


Anche voi avete finanziato un vostro album (Inked in Blood - 2014) tramite crowdfunding, e tra l'altro è stato un successo. Che ne pensi di questo metodo di autofinanziamento?

Io non ero d'accordo (ride ndR.), ma il resto della band sì, così abbiamo deciso di buttarci. Vedi, questo metodo di finanziamento ci ha fatto guadagnare davvero tanto, sui 60mila dollari. La cosa buffa è che tra le spese per il tour, cd e merchandising ci rimasero solo 7mila dollari per registrare il disco. Ti rendi conto? Non penso lo rifaremo, troppo lavoro! Voglio dire, penso che il crowdfunding sia un buon metodo di autofinanziamento per una band nuova, un nuovo progetto, ma non per un gruppo come gli Obituary.


Proprio ora siete in tour, sempre in giro con grandi nomi del genere tra cui i Kreator. Diciamo pure che il musicista death metal un po' ammaccato fa figo… ma dei fan che ne pensi? Insomma: ti capita di trovare dei ventenni sotto il palco o resistono imperterriti i vecchi fan? E nel caso, che problemi hanno secondo te?

Non hanno nessun problema! Credo… Sai, ai nostri live ci sono fan di tutte le età! Più vecchi e molto più giovani di me! Non prendermi per un romanticone eh… ma devo dire che è molto bello vedere anche tre generazioni sotto il palco: da poco mi è capitato di incontrare un ragazzino di dodici anni con suo nonno, entrambi metalheads scatenati.


Se è vero che una bella orda di fan resiste e vi segue nei live è anche vero che certe cifre in fatto di vendite di dischi difficilmente potranno ripresentarsi (Cause of Death, il vostro secondo album ha venduto 250mila copie nel 1990. Un record assoluto per il death metal). In questo senso sei ottimista? Speri di riavvicinarti a quel record?

Erano altri tempi, e mi pare che siate tutti abbastanza grandicelli per capire cosa intendo (ride ndR). Penso che raggiungere quei numeri non sia più possibile, e parlo in generale, non solo del metal! Siamo nell'era di internet e del download e nemmeno Madonna, secondo me, oggi si sogna di vendere tutti quei dischi!

La Redazione

ph. di copertina Ester Segarra

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