Interviste

di Francesca Buffoni

Perché un trevigiano dovrebbe chiamare il proprio progetto con il nome del capoluogo emiliano, dandogli per altro l'aggettivo di Violenta?
Nicola Manzan, classe 1976, è attivo dal 2005 con cinque album e tantissime collaborazioni alle spalle – Il Teatro degli Orrori, Zen Circus, Il Pan del Diavolo, Paolo Benvegnù – per citarne qualcuno.
Grazie al suo background musicale, concettuale ed esistenziale arriva a una fusione di generi tra loro estremi: musica classica, grind metal, noise ed elettronica.
Il polistrumentista, creatore del Bervismo – un nuovo modo di vedere la vita tutt'altro che violento, critico nei confronti della realtà e teso alla ricerca di risposte diverse da quelle che siamo abituati a sentirci dare dalla società – ci racconta, per la prima volta, del suo personalissimo progetto, delle sue fascinazioni e del suo way of life.
Go!

Partiamo subito dalla tua formazione: dalla musica classica fino ad arrivare alla commistione con il metal estremo. Parlaci di questo connubio, rappresenta anche una dicotomia caratteriale?

A cinque anni ho iniziato a suonare il pianoforte. A otto anni ho iniziato col violino, strumento che ho studiato fino al conseguimento del diploma in conservatorio. Ho suonato musica classica per molti anni, è stata la mia formazione e continuo ad ascoltarne moltissima. Nei primi anni ‘90 ho iniziato ad ascoltare rock e metal, trovando che ci fossero delle similitudini a livello di intenzione con certa musica classica. Penso alla potenza di esecuzione e alla capacità di trascinare l’ascoltatore in una sorta di viaggio che toglie il fiato. Più che il metal estremo, mi ha sempre coinvolto maggiormente l’hardcore italiano anni ‘80 o il grindcore in cui c’era un senso di disperazione, ma al tempo stesso di reazione a una realtà che stava scomoda a un certo tipo di persone non perfettamente allineate. Mi sentivo un po’ come loro, a suonare una musica (la classica) che mi piaceva molto, ma che non mi rispecchiava appieno, soprattutto per il tipo di approccio di certi insegnanti che mi facevano passare la voglia di vivere. Mi sentivo spesso un animale in gabbia e la musica estrema mi aiutava a sentirmi meno oppresso.
Quindi, a un certo punto mi è venuto spontaneo cercare di mettere insieme queste due cose, anche se per anni ho cercato di tenerle separate perché un po’ mi spaventava pensare a quale potesse essere il risultato.
Penso che in ognuno di noi convivano due anime più o meno opposte. Forse nel mio caso la cosa traspare in maniera più evidente, dato che metto in musica le mie emozioni e i miei pensieri. Non riesco a dare una valutazione su me stesso, anche se penso che forse vivo una vita fatta di estremi e opposti.




Hai dichiarato più volte di aver paura degli orrori dell'umanità, ma nonostante ciò hai riesumato nel tuo quarto album fatti di cronaca come i crimini commessi dalla banda della Uno Bianca. Perché?

Perché penso che gli orrori e le paure vadano affrontati. B.V. non è un progetto nato per parlare di cose simpatiche, ma per andare a sondare i lati più pruriginosi e malati della musica e quindi della vita stessa. I fatti della Uno Bianca erano perfetti per raccontare il lato più oscuro degli esseri umani. Eventi che tra l’altro si erano svolti in larga parte proprio a Bologna e dintorni, quindi ho sempre pensato che farne un disco fosse una tappa obbligata nella storia del progetto. Un disco tutto sommato doloroso, sia per quel che riguarda la scrittura sia per ciò che riguarda l’ascolto. Quindi perfettamente in linea con l’idea che sta dietro B.V.


Sappiamo delle ripercussioni subite in seguito all'uscita dell'album Uno Bianca. Ce ne vuoi parlare?

Alcuni giornalisti si sono opposti all’uscita del disco pensando che fosse dedicato alla banda della Uno Bianca, ma era dedicato alle vittime. Quando ho annunciato le date del tour sui quotidiani bolognesi sono usciti vari articoli di condanna del mio operato, una cosa molto fastidiosa e che ha fatto anche incazzare altra gente che con questa storia non aveva tutto sommato niente a che fare (ma di questo preferisco non parlare). Sono solo felice che, in tutto questo trambusto, l’associazione delle vittime e alcuni parenti delle stesse, mi abbiano aiutato a sentirmi meno solo e in qualche modo dalla parte giusta.


La tua musica si fonde con il mondo del cinema, in particolare del cinema italiano anni ‘70. Poliziottesco, crimine e b movie. Come nasce questa fascinazione?

La prima volta che ho visto Mondo Cane, ho pensato che avrei dovuto fare un disco che avesse in qualche modo una struttura simile. Del resto, pur non essendo un esperto di cinema, sono abbastanza appassionato da perdermi a guardare film di vario genere. Devo dire che i film che mi hanno colpito di più sono quelli accompagnati da colonne sonore di un certo livello. Penso allo stesso Mondo Cane, ma anche a Nosferatu il principe della notte (con i Popol Vuh a sonorizzare il tutto), giusto per fare due esempi.
Per quel che riguarda il poliziottesco anni ‘70 e altri b movie, la cosa che mi è sempre piaciuta è il tentativo di fare film con pochi mezzi, cercando il modo più semplice ed economico per realizzare effetti e situazioni che avrebbero richiesto budget importanti. Ciò che ho tirato fuori è una specie di versione punk e DIY del cinema, quindi molto cruda e spesso anche grottesca (qualità che apprezzo sempre), quindi a suo modo in linea con il mio approccio e con il mondo di B.V.


Inizi come one man band, ma nel 2015 entra in scena il batterista Alessandro Vagnoni. Matrimonio felice o divorzio imminente?
 
Direi matrimonio felice, nonostante mi renda conto che non sia sempre facile lavorare con me, soprattutto dopo un decennio passato da solo sui palchi. Di sicuro Alessandro ha portato nuova energia, nuove idee e anche molte competenze. Ciò mi ha liberato da alcune incombenze come il dover registrare, mixare e masterizzare i dischi da solo. In più, in tour ci divertiamo e i concerti sono sempre qualitativamente alti, quindi non vedo divorzi in vista.

 
Cos'è per te l'underground?

Per me l’underground è tutto ciò che non arriva alla massa tramite network radiofonici e tv. La differenza sostanziale è proprio il tipo di pubblico a cui si arriva, ma questo non vuol dire che nell’underground non ci siano band con intenti espansionistici che puntano ad arrivare a tutti, magari facendo il cosiddetto botto a discapito di una certa integrità artistica (e a volte anche della dignità). Essere underground non significa essere migliori di altri, semplicemente si ha una fetta di pubblico molto diversa rispetto al mainstream.


Grazie Nicola, un saluto staff di Underground X.

Grazie mille per lo spazio che ci concedete. Continuate a supportare le band e le etichette che si impegnano ogni giorno con passione per far sì che la cultura e l’arte siano qualcosa di più di un semplice sottofondo delle nostre vite.


Francesca Buffoni

www.bolognaviolenta.com/




Cortina è il nuovo Ep di BOLOGNA VIOLENTA uscito a ottobre del 2017: un breve e significativo manifesto della musica prog.
"Il nostro intento è quello di abbattere quelle barriere, sia musicali che mentali, che ci portano ad ascoltare e a scrivere musica che si rifà sempre a standard tradizionali e oramai obsoleti. Da qui il titolo Cortina, come ad indicare una sorta di cortina di ferro, una barriera spesso invisibile che ci impedisce di fare dei passi in direzione diversa da quella già conosciuta, quindi verso territori ignoti ed inesplorati." B.V.


 

Brano inedito tratto dalla compilation A mamma non piace edita da Gufo Records.
Compilation completa:
youtu.be/EjH90yfpIMo


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