Interviste

DI JOVELINE

Maria Antonietta, progetto one girl band della pesarese Letizia Cesarini, non è di certo nuovo a chi tra i nostri lettori del versante indie rock ha le antenne aguzze: un mix di urgenza ruvida e avvolgenti suggestioni anche visive che rimandano a un sacco di cose: le cantantesse italiane degli anni '90, le folk singer americane 3.0, il punk senza fronzoli delle riot girls e l'omonima regina di Sofia Coppola.



L'abbiamo incontrata la scorsa primavera in occasione del festival sassarese Abbabula: nel frattempo Maria Antonietta ha rilasciato il singolo Animali, anteprima del suo nuovo album che come lei stessa ci ha anticipato dovrebbe vedere la luce nel gennaio 2014.

Ciao Maria Antonietta e benvenuta a Sassari... partiamo con una tua speed bio, parlaci del tuo percorso musicale.

Ho cominciato a scrivere canzoni in solitaria durante l'adolescenza e poi, quando i miei genitori mi hanno regalato un quattro piste per la maturità ho iniziato anche a incidere i miei pezzi... piano piano, molto lentamente ho cominciato a farlo in maniera sistematica, fino a rilasciare il mio primo album con il progetto Maria Antonietta (un'autoproduzione "I want to suck your young blood, 2010), poi ho avuto una band, gli Young Wrists con cui ho pubblicato un singolo e che ahimè ho dovuto sacrificare per questo nuovo disco solista, disco uscito a gennaio 2012.

Continuniamo a parlare dei tuoi brani, specie i testi: ho letto da qualche parte che sono nati tutti di getto nel giro di cinque mesi.

E' vero... anche meno di cinque! Tutte le canzoni sono state scritte in un arco brevissimo di tempo, tutte rispondono a un sentimento di grande urgenza, avevo delle cose pesanti da digerire e di cui liberarmi, per questo è un disco fortemente autobiografico.

Come ci hai detto avevi una band con cui cantavi in inglese e il tuo primo disco è interamente composto nella lingua del Bardo; da dove viene la tua decisione di cantare e comporre in italiano? Ti è venuto più facile e più difficile, con la metrica e via dicendo?

Diciamo che dopo un po' di anni in cui canti e scrivi in una lingua che non è la tua, hai bisogno di esprimerti con la tua lingua madre, e forse anche a causa dell'urgenza di scrivere non poteva essere diversamente... invece, per quanto riguarda la metrica, i linguaggi sono differenti, i criteri sono diversi perciò non ho trovato difficoltà... in realtà sono una persona che se trova difficoltà lascia proprio perdere, non insisto! (ride)

Ho letto, da un'altra parte ancora che la tua passione per l'iconografia religiosa ti è stata trasmessa da tuo padre: i rimandi alla religione cattolica (canzoni come Joan of Arc o Maria Maddalena o ancora Santa Caterina) sono voluti e un po' furbetti o totalmente sinceri?

Mio padre è un appassionato di arte medioevale ed è anche un pittore di icone sacre, perciò ho sempre molto assorbito queste suggestioni, specie nell'infanzia, poi da lì ho sviluppato un percorso mio spirituale... i riferimenti sono assolutamente sinceri, e quando si è sinceri si rischia di essere fraintesi e male interpretati, perciò tanto vale farlo fino in fondo. Uno per dirsi davvero uno e individuo deve rispettare innanzitutto se stesso, essere sincero su cose che poi sono molto naturali.

Hai composto tutti i brani, per gli arrangiamenti invece ti sei affidata interamente alla produzione di Dario Brunori o ci hai messo anche tu lo zampino?

Sicuramente registrare con Dario e un ensemble di musicisti ha influito tanto sull'arrangiamento, anche perchè io non avevo mai registrato un disco in uno studio vero e proprio, il disco precedente era molto scarno - solo chitarra e voce - non avevo uno staff che lavorava con me e per me. Mi è servito per capire molte cose, per il disco nuovo voglio assolutamente essere più presente, ho raggiunto una nuova consapevolezza grazie a una serie di avvenimenti e grazie anche a queste persone. Questo disco è arrangiato ma non vorrei perdere la dimensione chitarra e voce... anche per questo sto facendo parallelamente ai concerti con la band, alcuni live in acustico.

A questo proposito preferisci suonare "in elettrico" o in set acustico più intimista?

In realtà è tutto legato alle fasi della vita, la cosa migliore sarebbe avere la possibilità di scegliere, le due cose possono coesistere, come in effetti fanno! Ma anche perchè tutti i brani stanno bene "in piedi" eseguiti solo con chitarra e voce anche perchè è così che sono nati.

Le tue canzoni così dirette, acide, disarmoniche... danno la stessa impressione, ovviamente molto più mitigata dall'epoca storica (nel senso che oggi non ci si stupisce mai di niente), di Carmen Consoli nei primi anni '90. Ti ritrovi in questo paragone?

Ne sono fierissima, Carmen Consoli non solo è un'artista eccezionale ma è sempre stata estremamente sincera e ha sempre fatto le cose che voleva fare, massima stima per lei!

Cosa ci dobbiamo aspettare nel futuro dalla regina Maria Antonietta?

Sto lavorando al nuovo album che dovrebbe essere pronto per l'inizio del 2014.

Ultimissima domanda, dici che al contrario di molte musiciste, per te essere una donna ha un suo significato e fa la differenza... nel rock, indie rock e dintorni!

Quello musicale è sicuramente un mondo maschile a livello di numeri e di statistiche, è innegabile: come donna io ho cercato di andare sempre "dritta" e far comprendere anche agli altri il valore e il peso di quello che sto facendo. Io onestamente sono molto felice di essere una donna che fa musica, non è un valore aggiunto all'essere musicista... semplicemente un valore differente.

Grazie mille e in bocca al lupo dalla redazione di U ex Zine!

Grazie a voi!

Joveline

ARTICOLO TRATTO DAL NUMERO 11 - NOVEMBRE 2013

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