Interviste

DI GUIDO RIGHI

Vengo a conoscenza dell'esistenza di Federico Pazzona in arte "Beeside" nel 2012 quando vedo delle covers di canzoni a me care interpretate e riarrangiate magistralmente...



...Grazie ad amici comuni l'anno successivo arriva alle mie orecchie il suo primo LP "Mood Spirals" e sono sorpreso dalla semplicità con cui il giovane cantautore sassarese scrive dodici piccoli gioielli intrisi di malinconia; dodici composizioni agrodolci scarne e curate nello stesso tempo.
Insomma: un disco folk acustico da ascoltare tutto d'un fiato.

Ciao Federico! Come stai? Raccontaci un po' di come e quando nasce il progetto "Beeside" e in generale del tuo approccio alla musica.

Ciao a te, e grazie per avermi contattato!
Il progetto è nato nel 2003 quando, parallelamente all'attività con il gruppo con cui suonavo allora (i Metanoia), ho iniziato a proporre delle serate musicali in cui riproponevo in versione cantautorale brani di gruppi che hanno giocato un ruolo importante nella musica degli anni Novanta, tipo Smashing Pumpkins, Nirvana, Soundgarden e molti altri.
La particolarità stava nel fatto che i brani che proponevo non erano contenuti nelle tracklist dei rispettivi LP, bensì si trattava di outtake, ossia di pezzi che da quegli LP venivano scartati per andare a finire nei lati B dei singoli, o nelle compilation, o addirittura eseguiti solo dal vivo e pertanto reperibili solo nei bootleg.
Il repertorio proposto in serata poi si è esteso rapidamente, andando a includere interpretazioni in chiave folk di qualsiasi cosa che non nascesse nell'ambito del genere stesso. Il gioco è diventato il seguente: mantenere inalterato rispetto al brano originale un dato aspetto, che lo rendesse immediatamente riconoscibile, e sottoporre tutto il resto a una trasformazione radicale.
Alcuni di questi "giochi" li ho registrati a casa e poi messi su Youtube. Si è trattato, per esempio, di portare in modo minore brani che nascono in modo maggiore (Don't Look Back in Anger degli Oasis secondo me si presta particolarmente bene allo scopo), o di ripensare un brano immaginando che aspetto avrebbe avuto se fosse stato scritto da un musicista diverso dall'autore originale (per esempio, come suonerebbe So Far Away dei Dire Straits se l'avesse scritta Johnny Cash?), quindi mantenendo inalterato il testo e riscrivendo la musica, oppure portare un pezzo da quattro quarti a tre quarti e riscoprirlo quindi attraverso una prospettiva assai differente.
Il fine, in generale, è sempre stato quello di esplorare lo spettro di possibili soluzioni che una canzone offre, sia armoniche che ritmiche, per dare ad essa un aspetto diverso, in genere in accordo con l'umore che sperimentavo di volta in volta. Nel frattempo, non ho potuto fare a meno di mettere insieme una ventina di brani interamente di mia composizione, che percorrono la parte più intimamente folk del mio percorso musicale, cominciata essenzialmente nel 2008.
Dodici di questi brani sono andati a finire nel primo disco, Mood Spirals, uscito per la Seahorse/Red Birds nel 2012.


Hai mai pensato di scrivere brani in italiano oltre che, come fai già, in inglese?

Relativamente al progetto Beeside no, ancora non l'ho pensato.
Ho scritto brani in italiano per diversi gruppi di cui ho fatto parte in passato, ma per quanto riguarda questo progetto l'idea di scrivere qualcosa in italiano non mi sorge spontanea.
Uno dei diversi aspetti di questo progetto è una fonetica (anglofona) che ho sviluppato nell'arco di circa cinque anni, mettendo insieme elementi provenienti da diverse inflessioni locali britanniche, per ottenere un cantato che risultasse immediatamente riconducibile all'inglese britannico e che nel contempo mi richiedesse di discostarmi il meno possibile dal mio accento naturale, che e' indiscutibilmente sassarese.
Mi sono dedicato con gioia e devozione a questa ricerca personale e, considerando che tra l'altro essa è ancora in corso (penso che lo sarà sempre), sento vivo il bisogno di giustificare il lavoro che faccio in tal senso inserendolo in tutte le mie composizioni.


Sento nelle tue composizioni influenze di grandi del passato come Elliott Smith o Jeff Buckley. Sei d'accordo? Quali artisti ti hanno influenzato maggiormente e ti influenzano ancora oggi?

Sono d' accordo. In ordine cronologico, Jeff Buckley prima ed Elliott Smith poi hanno giocato senz' altro un ruolo importante nella formazione dei miei gusti personali. Tim Buckley è stato per certi aspetti ancora più invasivo, ma più di tutti probabilmente lo è stato Nick Drake. Scoprire il suo Pink Moon ha definitivamente capovolto il mio modo di approcciare alla forma-canzone.


Qual è il tuo più bel ricordo riguardo a una tua esibizione? Quando e dove sarà possibile vederti dal vivo nel prossimo futuro?

Il più bel ricordo?
Probabilmente ascoltare le persone davanti a me cantare i miei pezzi, qualche concerto fa nel cagliaritano. Ultimamente sta accadendo, e mi atterrisce.


Come vedi la scena musicale sarda/sassarese? Ti senti legato a qualche band/artista in particolare?

La scena di Sassari è sempre più ricca, malgrado le difficoltà legate al fatto che molti locali sono costretti a chiudere o a rinunciare a proporre musica dal vivo – un fenomeno, questo, preoccupantemente direzionato verso la morte definitiva del pubblico intrattenimento di qualità nella nostra città.
Si sta manifestando nella forma di progressiva desertificazione degli spazi culturali dedicati alla musica, un po' per via della crisi e un bel po' per via dell'intolleranza di molti sassaresi rispetto agli orari dedicati alla musica dal vivo nei locali. Pertanto, a mio parere la scena sassarese è, sotto il punto di vista degli spazi dedicati, in difficoltà. Ma non lo è affatto dal punto di vista della qualità. Dai De Grinpipol ai Bred in Belfast, dai Primo Chef del Cosmo e gli Arawak ai Calico e agli Apollo Beat (e potrei fare almeno un' altra dozzina di nomi, non sto scherzando), i gruppi sono tanti e spaccano.
Associazioni nate a Sassari e dedicate alla musica come Officine Musicali stanno risultando essere prese come esempio da seguire in molti contesti italiani. Ma per quanto riguarda la scena sarda in toto, se devo esprimere una preferenza, su tutto (e la qualità c'è di certo in tutta l' Isola), amo profondamente il folk di The Heart and the Void, a.k.a. Enrico Spanu, di Cagliari.


Ti senti più a tuo agio nella dimensione "live" o preferisci quella in studio?

Devo ammettere che mi piacciono entrambe, si tratta di due modi di lavorare piuttosto diversi, almeno per me, ambedue impegnativi e appaganti. Però la dimensione "live" e' quella in cui mi sento piu' comodo, senza dubbio.


Qual è l'ultimo disco che hai amato e che ci consigli?

Dodo Bird, il primo EP autoprodotto di Meric Long, uscito nel 2006.
L'ho ascoltato la prima volta un paio d'anni fa. Conoscevo già alcuni lavori dei The Dodos, ma questo mi era sfuggito. Certo, nell'arco di due anni ho avuto modo di amare molti altri dischi, ma effettivamente non tanto quanto ho amato questo e, visto che la tua domanda mi dà l'occasione per suggerire un ascolto a voi e ai vostri lettori, è il primo EP di Meric Long che mi sento di consigliare più di tutti.


Cosa pensi del file sharing? Come ti poni sulla questione della pirateria musicale sia come artista che come fruitore di musica?

Personalmente sono d'accordo col file sharing. Per i musicisti indipendenti, soprattutto quelli pressoché sconosciuti come il sottoscritto, gli introiti veri e propri (intendo quelli che rendono possibile il pagamento di bollette, affitto, eccetera) si hanno dai concerti e dai dischi venduti appunto in occasione dei concerti. Al momento, non mi aspetto certo di sopravvivere vendendo i miei dischi.
Per me lo sharing e il passaparola sono la fonte numero uno di diffusione, e quello che succede in genere è che chi ha apprezzato davvero il disco poi lo acquista (al momento Mood Spirals si può acquistare solo in formato elettronico su http://beeside.bandcamp.com, da cui chiunque può scaricarlo con un'offerta libera, che può essere anche di zero euro, e così sarà finché non riesco a fare una ristampa delle copie fisiche).
La pirateria che mi danneggerebbe come artista sarebbe il furto dei miei pezzi o di stralci di essi, ma oggi ci sono tanti modi per tutelarsi sotto questo aspetto.
Come fruitore di musica, è solo grazie al file sharing che ho avuto modo di conoscere dischi meravigliosi che altrimenti non avrei mai avuto modo di ascoltare, in genere perché prodotti dagli artisti stessi (e pertanto, in genere, poco distribuiti) o da etichette indipendenti che stanno fuori dalle grosse arterie di distribuzione cui le major si rivolgono.
E pure io faccio parte di quella categoria di fruitori (che conta un numero di individui molto più grande di quanto si possa immaginare) che sostengono i musicisti indipendenti. Il lavoro del musicista sta cambiando modalità molto in fretta, e tutto in seguito all'accessibilità a Internet.
Internet sotto certi aspetti è una maledizione: prima eravamo costretti a comprare i dischi, e al di là dei concerti il mercato discografico funzionava così.
O così o niente. È pur vero però che adesso grazie ad Internet qualsiasi musicista può tentare di raggiungere un cospicuo numero di ascoltatori, mentre prima i dischi e le tournée poteva farli solo chi aveva sia le doti artistiche che la fortuna di essere "notato" da un qualsivoglia talent-scout assoldato da un'etichetta.
In conclusione, il file sharing è un segno dei tempi che dobbiamo accettare, ci piaccia o no. Attraverso la tutela delle Creative Commons, sempre più artisti optano per la condivisione libera o quantomeno tollerano tranquillamente la condivisione non autorizzata dei loro lavori.
Forse tra un decennio o due la parola pirateria (parola minacciosissima) sarà diventata del tutto obsoleta.

GUIDO RIGHI

ARTICOLO TRATTO DAL NUMERO 12 - AGOSTO 2014

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