O-skenè

di Francesca Buffoni

Quelle cattive ragazze del teatro che mamma non vorrebbe mai che conoscessi o frequentassi.
Tiziana Troja e Michela Sale Musio, dal 2003 direttrici artistiche della compagnia Lucido Sottile. Cagliaritane con un esperienza ventennale alle spalle, sono una realtà consolidata con produzioni e collaborazioni che le hanno portate in auge nel panorama nazionale e internazionale tra studi in tutta Europa e esibizioni al Fringe festival di Madrid.
Due artiste istrioniche, anticonformiste e uniche nel loro genere. Lavorano mescolando tutti i linguaggi dell'arte: danza, musica, teatro comico, arti visive e video arte e possono permettersi di tutto, perché la loro missione è quella di sviscerare ciò che di menzognero e ambiguo ci viene propinato dal mondo circostante. E lo fanno per davvero, con produzioni dissacranti, politicamente scorrette, provocatorie ma ironiche – o meglio Sottili – tanto da guadagnarsi ogni volta il consenso del pubblico.
Due donne, le Lucide: vere, sacrosante, bellissime e feroci, con il coraggio di mettersi a nudo e di andare oltre gli schemi in cui spesso ci vorrebbero incastrare i burattinai del mercato dell'arte.
Le abbiamo intervistate per voi, le vere, sacrosante e spietate Lucide.

 

Iniziamo subito con le presentazioni. Come mai la scelta di questo nome?

Lucido Sottile è il nome della compagnia, noi siamo entrate nel consiglio direttivo nel 2003. Abbiamo ereditato il nome dalle socie precedenti, ovvero: LU-dovica CI-nzia DO-natella e una ragazza esile esile che tutti solevano chiamare SOTTILE.
Le Lucide, perché è così che ci chiamano tutti, sono nate ufficialmente nel 2005.
 

Che facevano Le Lucide prima di incontrarsi?

Ciascuna di noi aveva la propria compagnia e lavorava nel campo teatrale e nello spettacolo dal vivo indipendentemente dall’altra: Tiziana dirigeva La Pietra Pomice e Michela Boboxi.


So che siete entrate in contatto con antiche maestranze (Dario Fo, per citarne uno). Quali sono stati gli insegnamenti più importanti a cui non potete rinunciare?

Il rigore della scena. Il rispetto per lo studio e la ricerca. Mai sottovalutare l’intelligenza del pubblico. Ricordarsi sempre che non si può piacere a tutti (e nemmeno ci interessa) e che il teatro non sostituisce una psicoterapia. In ogni caso in scena non si perdona nessuna approssimazione o pressapochismo.
 

Quali approcci utilizzate per la creazione dei vostri personaggi?
Cosa attingete dal reale?

Innanzitutto la scelta del linguaggio attinente all’epoca che ci rappresenta. Il mondo che ci circonda, la società, i vizi e le manie delle persone, queste sono le maggiori fonti di ispirazione per creare nuovi personaggi.


 

In che misura i vostri spettacoli hanno una missione politica e sociale?

Nella misura in cui in noi nasce l’esigenza alla narrazione. Quando il coinvolgimento emotivo e spirituale sui temi che ci stanno a cuore non può essere più frenato. A quel punto lo spettacolo diventa un’urgenza, una necessità di espressione. Impossibile tornare indietro.
 

Nell'immaginario collettivo Le Lucide hanno anche una sfumatura dissacrante e irriverente. Avete mai avuto problemi di censura?

Moltissime volte, per non dire quasi sempre. Ai benpensanti conservatori il nostro modo di trattare la realtà nelle sue più becere, bigotte, perbeniste e menzognere rappresentazioni, talvolta attraverso la satira, non fa per niente piacere, può essere scomodo. Di conseguenza, ai poteri forti scatta automaticamente l’irrefrenabile bisogno di fermarci.


Ho appreso dai social che vi hanno bloccato i profili Facebook, che è successo?

Tante volte. Troppe. Nel 2011 e 2012 i simpatizzanti di CasaPound e Forza Nuova per il nostro Holy Peep Show, da loro giudicato blasfemo. Ultimamente è stata La Lega, per la satira sui manifesti ironici su Salvini.



Cosa ne pensate della questione molestie, esplosa negli ultimi mesi in Italia?

Era ora che scoppiasse! Ma c’è ancora molto lavoro da fare. Non ci piacciono le confessioni retroattive però. Ci sono attrici che sulle molestie non denunciate ci hanno costruito fior fior di carriere. Parlare dopo è una scelta che non ci convince, perché noi quel genere di molestie le abbiamo sempre prevenute con un “no, grazie”.


Cultura, arte e mercato: attualmente che legame scorre nel nostro paese tra questi mondi? In che ruolo è circoscritta la cultura del teatro?

Ah! Il teatro… Questa struggente maledetta e meravigliosa malattia! Nel mercato attuale, se non si è inseriti nei circuiti blasonati, è una fatica immane che a volte nemmeno in fabbrica! Questo è un mestiere per chi resiste, non per chi se lo merita. A parte le provocazioni, è ben chiaro a tutti che non è un mondo facile.
 

"In Italia l'unico mestiere che tutti credono di poter fare senza formazione è quello dell'attore", questo lo ha detto Gian Maria Volonté. Che ne pensate?

In realtà solo in Italia funziona ancora così. Ma in generale da noi anche alcuni presidenti del Consiglio e qualche ministro possono occuparsi della nazione senza avere i titoli o la formazione politica per farlo. Se poi i registi o i direttori artistici continuano a scritturare hobbisti o dopolavoristi, temiamo che questa cattiva abitudine sarà dura a morire.



In passato sono state tantissime le maestranze italiane dal punto di vista attoriale, quali sono i nuovi eredi di oggi (a parte voi)?

Lorenzo Richelmy e Stella Egitto. Due giovanissimi attori che promettono successi internazionali.


Underground: un termine che profuma di apocalittico, di opposizione, di clandestino. Che cosa rappresenta per voi?

Tutto quello che è fuori dai circuiti convenzionali, una rete sotterranea di resistenza, come viene definito e come ci sentiamo noi, tutto quello che non è conformista.
Le Lucide sono underground. I nostri personaggi Tanya&Mara sono underground. L’Ex Art Teatro di Cagliari, il primo spazio culturale totalmente indipendente di cui siamo portavoce è underground. Lo SpazioTemporin di Milano di cui siamo socie è underground.


Un saluto dallo staff di Underground X, grazie per la disponibilità. Concludete come volete!

Noi Lucide abbiamo una missione per conto di Dio (cit): vogliamo raccontare lo straordinario non l’ordinario, esattamente come voi di Underground X! Ad maiora!


Francesca Buffoni

 
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