O-skenè

Inauguro con questo nostro settimo numero una nuova fase che prevede un ciclo monografico di autori dediti all'affascinante linguaggio evolutivo cinematografico, quell'arte che racconta e filtra per immagini la realtà...



Ci troviamo in un tempo in cui l'accessibilità alla tecnologia libera possibilità, permettendo a chiunque di avere una telecamera nel taschino;
ma l'odore del talento si riconosce a distanza e certi confini, certe regole ben precise vanno seguite, capite, assimilate e applicate per poi essere decostruite e oltrepassate... e questa è un inclinazione non congenita in tutti.
In questa puntata percorreremo il mondo del giovane Daniele Paglia.

Dopo la laurea nella Facoltà di Lettere e Filosofia all' Università di Sassari, si trasferisce a Roma per specializzarsi in regia.
Inizialmente approda alla Nuct (Nuova Università di Cinema e Televisone) situata all'interno dei teatri di Cinecittà dove ha l'opportunità di conoscere diverse rilevanti personalità del panorama cinematografico italiano e non solo, nomi del calibro di Beppe Lanci (Nostalghia), Anna Pavignano (Il Postino), Tullio Morganti (La Vita è bella) e Manlio Rocchetti (premio oscar per il miglio trucco di "A spasso con Daisy").
La sua effettiva formazione avviene tuttavia con l'incontro di Stefano Bessoni, illustratore, e regista di "Frammenti di scienze inesatte", "Imago Mortis", "Krokodyle" e fondatore della F. W. Murnau Istitute, la scuola in cui si specializza.

Sin da piccolo è morbosamente catturato e affascinato dall'aspetto onirico delle cose, da qui la forte attrazione e il forte legame verso l'avanguardia espressionista tedesca e il filone del cinema nordico svedese dei quali canalizza sin da subito l'estetica, assecondando i sogni, le visioni, gli stati d'animo che caratterizzano la pura spiritualità dell'età dell'innocenza: le sue principali influenze restano Herzog, Von Trier, Dreyer ma anche Polanski e Lynch.

Sedotto anche da un certo tipo di mondo scolpito di estremo realismo ma amalgamato al surreale della fiaba nera, si cala nel microcosmo Naturale legandosi all'onirico dove si creano dei contrasti che dilatano una delle poche condizioni infinite di cui l'uomo ha consapevolezza: il tempo.

Da subito sboccia la neccessità della ricerca di un varco da percorrere tra parte conscia e parte profonda, attraverso la composizione di immagini, suoni e musica che accarezzino delle corde recondite.

Persegue il contrasto che si crea tra l'utilizzo della "macchina a mano", tipico dell'amatorialità e del linguaggio documentaristico e un estremo rigore formale/tecnico, rigore spesso slegato dal tipo di supporto scelto; particolarità evidente nell'ultimo lavoro nato dal sodalizio con la band sassarese Red Warlock per i quali dirige il videoclip di Awekening. Alla freddezza patinata e dettagliattissima del full HD preferisce l'utilizzo dello "sporco" Standar Definition (così come quando si optava per il 16 mm piuttosto che per il 35 mm).
Scelta ben precisa che raccoglie un' estetica e un insieme di stili e luoghi comuni derivati dalla passione per i b-movies italiani, rivelata dal cameo/omaggio di Ruggero Deodato (professore del laboratorio Horror alla Nuct e regista di Cannibal Holocaust).

Mi racconta l'episodio della partecipazione al video: il giovane regista raggiunse Deodato a casa, attraversando mezza Roma in piena estate con una torta gelato (che si sciolse ovviamente nel tragitto) e si ritrovò a girare le scene nella camera da letto della figlia del maestro. Dopo avergli messo un telo nero sulla testa gli chiese di sorridere come se fosse il diavolo.. cosa che lui fece, seraficamente.

E' in arrivo il secondo lavoro su un brano del nuovo album dei Red Warlock "The great Pleague" in cui, dice, è prevista una maggiore coerenza visiva: avrà una minore varietà di location rispetto al precedente, un unico colore dominerà per tutta la durata del video per far risaltare un essenzialità che conferisca maggiore potenza ed efficacia all'opera musicale con un montaggio serrato che andrà a fondersi con il brano.

In queste ultime produzioni ha collaborato con il cugino Giuseppe Paglia, architetto specializzato nel video compositing e nell'elaborazione 3D.
I due tengono a sottolineare che i loro lavori sono caratterizzati da un processo "artigianale"... dal - come amava ripetere il regista culto Mario Bava - fare il cinema come fare le seggiole!
Restiamo in attesa del teaser del video che arriverà in anteprima online tra pochissimo.... ragazzi, check it out!

Francesca Buffoni

ARTICOLO TRATTO DAL NUMERO 7 - MAGGIO 2012

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