Stupide credenze

Hai un hobby? Bobby!

Credo che sull’argomento abbia già detto tutto quel gran genio di Kevin Smith, in Clerks (Commessi 1994).



Hai un hobby? Bobby!

Credo che sull’argomento abbia già detto tutto quel gran genio di Kevin Smith, in Clerks (Commessi 1994).
La scena è quella in cui i due protagonisti del film, Dante e Randal, i commessi del negozio,
osservano allibiti un cliente che controlla - una per una - le uova di gallina esposte nello scaffale per poi spiaccicarsele addosso.
Il tizio va avanti così per ore, poi l’illuminazione arriva da un’altra cliente: lei spiega che si tratta di non so quale sindrome che colpisce gli operatori didattici i quali, parole sue, conducono un’esistenza insignificante, poi arrotonda la questione dicendo che in qualche modo tutti hanno bisogno di uno spazio, di un’attività qualsiasi che dia più senso alla vita.
E qui arriva la battuta finale: “Io, ad esempio, masturbo manualmente gli animali!”.

Come dicevo, qui c’è già tutto sull’argomento... e voi carissimi aspiranti nichilisti materialisti l’avete capito benissimo, come no... il fatto è che so per certo che moltissimi stupidi borghesi leggono questa rubrica, quindi è un mio dovere approfondire un po’.

Ed ecco qua allora: caro stupido borghese, la tua vita è insignificante, questo lo sai bene, ma ancor più insignificante è il tuo hobby...
pensaci, che significa hobby? Non ti suona strano? Non ti suona un po’ come Bobby?

Eh sì... è proprio così:
una volta realizzato il tuo stupido sogno borghese (lavoro comodo e insignificante, matrimonio con un estraneo più accessori vari – macchinetta casetta pancetta, e troietta ogni tanto, come no... -)
a quel punto capisci che ti hanno raccontato un sacco di balle e che ti conviene riempire la tua vita con qualcosa che abbia un senso, un hobby appunto. Adesso ascoltami bene, Bobby, ti dico un segreto, lo faccio perché è passato da poco il Natale e mi sento ancora buono, tu approfittane e ascolta: non è tanto la questione di ciò che fai...
la questione è sentirsi vivo, dai, ci siamo dentro tutti. Ma scusa allora, dato che ci sei perché non provi a vivere?
Non staccare la spina, non passare da una tomba a un’altra, non fare niente per hobby, Bobby...
o finirà che prima o poi ti diranno “a cuccia!”.

Ti faccio un regalo, toh! Questa è una poesia di Walt Whitman:

Io celebro me stesso, e canto me stesso,
e ciò che io presumo, tu lo presumerai,
perché ogni atomo che mi appartiene appartiene anche a te.

Io sto in ozio e invito la mia anima,
io mi chino e ozio a mio agio osservando una spinosa erba
estiva.

La mia lingua, ogni atomo del mio sangue, formato da
questo suolo, da questa aria,
nato qui da genitori nati qui come i padri dei loro padri,
anche loro di qui,
io, ora a trentasette anni perfettamente sano comincio,
e spero di non cessare sino alla morte.

Credi e scuole lasciati in sospeso,
mi ritiro, ne ho abbastanza di quello che sono, ma non li
dimentico,
e accolgo il bene e il male, lascio che parli seguendo il
caso,
la natura senza impedimenti con originaria energia*

*Da Il canto di me stesso (I) – Foglie d’erba – Walt Whitman

Uno

ARTICOLO TRATTO DAL NUMERO 13 - FEBBRAIO 2013


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