Suburbia

DI MARCELLA MUGLIA

In Italia e nel mondo esistono comunità e villaggi nati per volontà di piccoli gruppi che hanno scelto di sperimentare un' esistenza diversa:




allontanarsi dallo stress della città e dalle sue comodità facendo esperienze di vita comunitaria secondo i principi di solidarietà, libertà e consapevolezza ecologica sono sicuramente gli esempi più frequenti, ma le realtà che rifiutano lo stile di vita tipicamente occidentale sono varie e le particolarità di ognuna variano a seconda dell'inclinazione personale dei suoi membri.
Ci sono quelle più spirituali e religiose, oppure quelle che hanno una spinta più politica e sociale, altre ancora basate sull'ecologia o sul veganesimo... tutte queste realtà sono talmente numerose e varie che non ho qui lo spazio per affrontarle con la giusta attenzione... mi limiterò ad approfondire il neoprogetto della Rete degli Ecosardi intervistando uno dei suoi membri.


Ciao C. E, ti va di presentare il progetto della Rete ai nostri lettori?

La Rete nasce con l'obbiettivo di riunire tutte quelle persone che credono in uno stile di vita ecosostenibile: per questo periodicamente organizziamo dei raduni regionali e locali in cui, oltre allo scambio di prodotti e conoscenze, sono proposti nuovi progetti e si discute su quelli già avviati; abbiamo inoltre creato un blog (reteecosardi.blogspot.it) che ci permette di comunicare tra noi e da anche la possibilità ad altri di contattarci e conoscerci.
Lo scopo della Rete è riuscire a collaborare tra i tanti gruppi sparsi nell'isola. Per ora abbiamo due distretti forti che riuniscono i vari nuclei: uno al centro Sardegna e l'altro nel Cagliaritano, ma sta per concretizzarsi anche il terzo, a nord dell'isola. Il distretto di Cagliari è quello più numeroso, formato da diversi gruppi (in genere composti su base familiare, cioè coppia con figli) che si incontrano costantemente: si scambiano semi, prodotti, beni di consumo, artigianato... ma anche consigli e attività.
Siamo impegnati anche in singoli progetti, primo fa tutti la creazione di ecovillaggi. Un esempio concreto è quello di Fertilia (frazione di Alghero), dove un gruppo che già vive ecosostenibile, sta lavorando alla creazione di un ecovillaggio su circa sei ettari di terreno in collaborazione con la facoltà di Architettura di Alghero.
Anche a Santu Lussurgiu (OR) esiste una realtà che vorrebbe evolvere da nucleo familiare a comunità: il piccolo gruppo vive in una casa di legno su un discreto pezzo di terra; avendo sempre riservato uno spazio - chiamato freezone - agli incontri con altri gruppi, ha ora in progetto di costruire una pinnetta (tipica capanna costruita dai pastori sardi, con base in pietra e tetto in legno ndR.) da adibire a cucina e zona letto che servirà per ospitare altri gruppi, e se il progetto andrà a buon fine potrà essere l'inizio per la creazione di un ecovillaggio vero e proprio.


So che avete redatto una "Carta della rete", con tanto di obbiettivi e valori del movimento; quali sono i punti che vi rappresentano al meglio?

Sì, la Carta di cui parli è consultabile sul blog. Il rispetto della natura è certamente il primo punto, ma senza dimenticare il valore della biodiversità: la sostenibilità è infatti strettamente legato alla conservazione e protezione degli innumerevoli ecosistemi del pianeta; la cooperazione, lo scambio così come la condivisione e la cura della persone, sono poi i valori fondamentali per una vita comunitaria. Lo scopo è quello di diventare sempre più autosufficienti, sia a livello alimentare che energetico: controllare autonomamente le nostre risorse significa anche lasciarle in quantità uguale o superiore a chi viene dopo di noi.
Personalmente, darei una maggiore considerazione alla parte più psicologica o se vuoi spirituale dell'individuo, ritengo infatti sia importante che ognuno abbia la possibilità di fare un lavoro su di sé che lo aiuti ad affrontare i propri limiti e le proprie difficoltà, sia per il bene della comunità - poiché i problemi irrisolti di uno si riversano inevitabilmente nel gruppo - sia per un' attenzione alla crescita personale.


Quali sono stati invece i punti critici? Quelli per cui avete discusso più a lungo.

Posso dire tranquillamente che le discussioni le affrontiamo spesso, ci incontriamo regolarmente non solo per scambiarci consigli o per imparare pratiche nuove... ma soprattutto per raffrontarci sui temi che sono alla base del movimento! Ad esempio quando ci confrontiamo sulla creazione di un ecovillaggio, si aprono discussioni interminabili: sul fatto che bisogna essere tutti vegani o tutti vegetariani oppure onnivori, oppure ancora sulla tecnologia... alcuni di noi si rifiutano di utilizzare il computer e quindi sono contrari allo scambio mail per comunicare, altri ancora invece, pur vivendo in una casa di legno e in modo ecosostenibile non sono contrari all'uso dell'auto o al possesso del pc e quindi di internet. Insomma ognuno porta il suo contributo... e poi il confronto è aperto!


Spesso le comuni tendono all' isolamento sociale, cioè si separano radicalmente dalla società in nome di un autonomismo comunitario e di un certo pessimismo antropologico... sarebbe anche il vostro caso? Oppure vorreste in qualche modo rappresentare un modello di società?

Più che dalla società, vogliamo separarci dallo stile di vita consumistico! Certo come primo passo c'è una sorta di isolamento con la creazione di un nucleo familiare che vive in modo ecosostenibile fuori dalla città (solo energie rinnovabili, niente sprechi, riciclo, minor impatto ambientale ecc.). Ma come passo successivo c'è il bisogno, sentito dai più, di passare da piccolo nucleo a comunità e quindi a villaggio... che è un po' quello a cui si sta lavorando come Rete degli Ecosardi. Noi vogliamo dimostrare che uno stile di vita ecosostenibile è possibile (...e anche necessario), e ne sono prova i piccoli nuclei sardi ma anche le tante comunità fuori dall'isola; quindi in questo senso si, vogliamo anche rappresentare un altro modello di società.


Spesso le pulsioni comunitariste sono palesemente influenzate da questo o quell'"orientalismo". È anche il vostro caso?

Ci riconosciamo più volentieri come comunità laica, aperta alle varie pratiche spirituali in cui ogni membro della rete porta il suo contributo, anche in questo campo. Durante i raduni che organizziamo periodicamente può capitare che uno dei partecipanti organizzi un incontro di yoga o di meditazione e chi vuole partecipa oppure osserva, o continua a fare altro... tra i nostri valori infatti c'è anche la libertà di culto.


Marcella Muglia

ARTICOLO TRATTO DAL NUMERO 11 - DICEMBRE 2013

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