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di Joveline



March for our lives, contro le armi negli USA, mezzo milione di manifestanti invade Washington

Al grido di Never Again! (mai più) si è svolta sabato scorso a Washington una delle più grandi – in termini di numeri e importanza – tra le manifestazioni pacifiste degli Stati Uniti degli ultimi sessant’anni. Erano tantissimi, si parla di mezzo milione di cittadini americani, soprattutto giovani e giovanissimi che in corteo hanno sfilato per tutta la città fino a raggiungere la Casa Bianca e il Campidoglio. La recentissima strage di San Valentino di Parkland dove hanno perso la vita quindici persone tra studenti e insegnanti è stata sicuramente la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso ricolmo: l'annosa questione delle armi negli USA. Quella di Washington non è stata l'unica marcia, altri ottocento cortei si sono svolti nel resto del paese e manifestazioni analoghe sono state organizzate nel resto del mondo tra Europa, Asia e Australia. March for Our lives contesta al governo Trump l'accondiscendenza alla Nation Rifle Association, una potente lobby da sempre avversa al controllo delle armi e soprattutto una potenza capace di influenzare nel corso degli anni gli esiti delle elezioni. I ragazzi americani puntano al concreto, questa non è stata solo una manifestazione in cui mostrarsi come elettori dal forte senso civco: i governanti sono avvisati che la pressione sarà costante e continua, che proseguirà dopo le marce a livello politico in vista delle elezioni di Midterm (le elezioni di metà mandato). Tantissime le celebrità che hanno appoggiato la protesta, dalle teen idol Miley Cyrus e Ariana Grande, al mito Paul McCartney che ha voluto ricordare il suo partner John Lennon ucciso proprio da un colpo di pistola negli Stati Uniti. E ancora George Clooney che ha finanziato la marcia con 500mila dollari e la star del NBA Dennis Rodman. È arrivato anche un tweet dall'ex presidente Obama che incoraggiava e supportava gli studenti per il coraggio e la speranza, mentre il suo successore Trump non ha rilasciato dichiarazioni né si è presentato in pubblico (pare non fosse nemmeno in città). I veri protagonisti sono stati però i giovani, gli studenti del liceo di Parkland, i sopravvissuti alla strage che in questo mese e mezzo non hanno mai smesso di far sentire la loro voce, la loro speranza in un paese senza armi. Commoventi e toccanti i loro interventi sul palco. Uno su tutti: “Siamo una nuova generazione. Siamo il cambiamento e voteremo in novembre. Lì faremo la differenza. Non finisce qui, perché questo è ora un movimento” .

Joveline

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