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Si è concluso sabato scorso, dopo un'intensa settimana all'insegna del teatro e del cinema indipendente, il festival Marosi di Mutezza arrivato alla sua 13esima edizione. Compagnie teatrali, attori, scenografi, cineasti provenienti da tutta Italia hanno animato la rassegna organizzata da Meridiano Zero che si è svolta sui palchi del teatro Ferroviario e del teatro Verdi di Sassari. La prima serata della rassegna, martedì 23, è stata interamente dedicata al cinema con una tripletta di proiezioni: A-mor, realizzato dall'Associazione 4CaniperStrada, Claudia Mollese, Maria Luisa Usai e i giovani del campo rom di Sassari. Nel corto, volutamente crepuscolare e incoerente nelle riprese, si assiste tra le altre cose alle "scene da un matrimonio" rom, cerimonia affascinante, il cui allestimento è stato gestito interamente dai ragazzi del campo. Gli autori hanno voluto mettere l'accento su tematiche scottanti. L'integrazione pare essere il primo obiettivo, ma ciò che spicca è un lavoro sulla fiducia, l'amore e la speranza. Un esperimento  senza falsi moralismi che ha raggiunto il suo apice quando a fine proiezione gli attori sono saliti sul palco  e si sono confrontati con il pubblico in uno scambio alla pari.


Subito dopo è la volta del documentario di Alessandro Penta, Argonauti: anche in questo lavoro il tema centrale è quello attualissimo dell'immigrazione affrontato dall’angolo prospettico di San Chirico, un paese agropastorale della Basilicata. Qui lo spopolamento, dovuto ad una massiccia emigrazione negli anni del dopoguerra, rimarca le contraddizioni identitarie e di comunicazione tra gli abitanti del paese, perlopiù anziani, e la comunità di giovani migranti ospiti nella struttura di accoglienza.
Dulcis in fundo il docufilm Milano, via Padova, di RezzaMastrella. Anche qui i temi dominanti sono lo straniero, i problemi dell’accoglienza, l’ospitalità, ma anche la famiglia, le strutture gerarchiche e in ultima analisi il clientelismo così come arriva dalle contraddizioni stereotipate dei media e come ritorna nella bizzarra assimilazione di modelli, logiche e parametri di giudizio da parte della gente intervistata, disturbata e giocosamente vessata dal genio improvvisatore e beffardo di Antonio Rezza.
Mercoledì 25 si alza il sipario per un lungo "solo" spaziale: è Un Pallido Puntino Azzurro messo in scena dalla compagnia del Teatro dei Limoni di Foggia. Sul palco un unico attore (Roberto Galano) in compagnia di tre monitor, un astronauta della NASA in missione che s’interroga sulle dinamiche dell'esistenza. Lo spazio osservato e vissuto diventa metafora di un universo interiore da esplorare, la nostalgia del pianeta Terra e della vita quotidiana si fondono con la rassegnazione davanti all'immensità della galassia.
Giovedì 25 invece è la volta de L'Avvoltoio, della Compagnia Sardegna Teatro per la regia del drammaturgo argentino César Brie. È una storia di inquinamento militare. Una piéce che nasce da un'indagine documentaria dell'autrice del testo, Anna Rita Signore, sul più famoso poligono militare d'Europa: Quirra, in Sardegna. È palpabile come i sette attori in scena non interpretino solo il personaggio assegnatogli ma ricoprano anche un ruolo sociale e civile con la potenza emotiva e la forza di chi lotta per una causa sacrosanta: la vita. La scenografia è scarna; qualche sedia, una sdraio e della terra sul pavimento che delimita le fosse di un futuro già scritto. Non siamo sulle corde dell'intrattenimento ma della riflessione che nasce attraverso le testimonianze, le inchieste e le denunce contro ciò che mette a repentaglio la sopravvivenza dell'essere umano e della sua terra.


ph. Alessandro Cani @alecani

Venerdì 26 cambio di location, la rassegna si sposta al teatro Verdi per l'attesissimo spettacolo 7-14-21-28 di RezzaMastrella: i Leoni d'Oro alla carriera 2018 mettono in scena uno dei loro lavori più acclamati, conquistando la platea sassarese. Rezza, a torso nudo e in calzamaglia, si muove e riempe fisicamente ogni spazio scenico – anzi l'habitat, creato ad hoc dalla Mastrella – e distrugge con frenesia e ferocia ogni luogo comune della famiglia come l'amore di un padre, quello della patria e ovviamente i rapporti sadomaso di potere. L’esuberante performer ridisegna con una magistrale ironia il rapporto tra Otello e Desdemona e chiude lo spettacolo mettendo in scena in modo esilarante una strana famiglia di zoppi re-regina-figlio che inseguono un cerbiatto, un Ivan Bellavista completamente nudo, che fa da solida spalla per tutto lo spettacolo. Un'ora e mezza di pura energia e scoppiettanti monologhi schizofrenici che ha entusiasmato il pubblico in sala.


Rezzamastrella - Intervista


Antonio Rezza e Ivan Bellavista al Teatro Verdi di Sassari, ph. di Patrizia Cau, istagram: pattici_photo

Sabato 27 si torna al Ferroviario per il gran finale di Marosi: Svalbard, la terra dove nessuno muore, è un album, un concerto, un documentario, un cortometraggio, una performance teatrale. Tutte queste cose insieme raccontano un luogo desolato e freddo, agli estremi confini del Polo Nord, in una performance multipla allestita dalla compagnia Mutamento ZC di Torino. Nel documentario siamo capitolati nello sterminato ghiacciaio di Svalbart, una terra franca dove convivono una moltitudine di nazionalità liberamente e senza pregiudizi reciproci, ma anche senza stato sociale. La performance sul palco ci mostra l'attrice Eliana Cantone che interpreta  la moglie lontana di un ingegnere che ha lasciato lei, la carriera e la vita ordinaria per trasferirsi nella solitudine delle Svalbard. I due, lontani nel tempo e nello spazio, sembrano camminare insieme in un'atmosfera di solitudine e poesia.

Cala il sipario su questa tredicesima edizione di Marosi di Mutezza. Ci vediamo il prossimo anno!

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