Interviste

di Joveline

Salutati dai media come Supergruppo, i Dunk sono una bella novità nel panorama alternative italiano: quattro personalità di calibro – Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi, Luca Ferrari dei Verdena e i fratelli Ettore e Marco Giuradei – un disco omonimo uscito a gennaio 2018 per la Woodworm, un tour partito immediatamente dopo che sta infiammando i live club d'Italia e una buonissima accoglienza da stampa specializzata e ascoltatori. Il disco è istintivo e potente (qui la nostra recensione: Dunk), a volte dilatato e psichedelico, molto intenso per quanto riguarda le liriche colme di suggestioni letterarie (Carmelo Bene, Antonin Artaud e Haruki Murakami per citarne alcune), opera di Ettore Giuradei. Dal vivo la band è un ingranaggio perfetto di potenza, melodia e feedback che ha entusiasmato il pubblico. Un progetto nato per puro piacere di suonare, forse questo l'ingrediente segreto dei Dunk. Abbiamo incontrato il cofondatore Marco Giuradei per una chiacchierata che ci ha confermato questo e altro!


Ciao a tutti, da me e dalla redazione di Underground X. Partiamo con la prima domanda, forse scontata ma obbligatoria nel caso di un progetto particolare come il vostro: venite tutti e quattro da realtà consolidate e storiche del panorama alternative italiano, come è nata la decisione di formare una nuova band?

Io e Luca Ferrari ci siamo incontrati la prima volta a Bergamo, dopo un concerto della band che avevo con mio fratello Ettore (I Giuradei, appunto). Chiacchierando abbiamo deciso di provare a fare qualche jam session insieme, solo per il gusto di suonare un po'. Nello stesso periodo Ettore stava componendo dei brani per conto suo: ovviamente gli abbiamo chiesto di unirsi a noi per sperimentare tutti e tre insieme. Con questa formazione abbiamo fatto un primo mini live alla Latteria Molloy di Brescia ma ci sembrava mancasse qualcosa al progetto. Abbiamo trovato la quadratura del cerchio quando Carmelo Pipitone, che tutti e tre conoscevamo e stimavamo molto, è venuto a trovarci in studio: la sua chitarra ci ha dato quell'impronta che mancava e sono nati i Dunk!

 
Il vostro sound è nato in progress, in sala prove, su dei pezzi originali appunto abbozzati chitarra e voce da Ettore. I vostri testi sono molto ragionati e spesso fioriti di citazioni (per chi le coglie), volete raccontarci genesi e processo di scrittura e arrangiamenti?

Come hai già detto, mio fratello Ettore è l'autore dei brani del disco, che sono nati chitarra e voce. A livello di composizione ognuno ha messo il proprio contributo per finalizzare le canzoni: l'arrangiamento e il sound sono frutto di un lavoro corale, di squadra. Per quanto riguarda la parte testuale, invece, le parole vengono da Ettore: è un lettore attento e accanito, sempre pronto a nuove suggestioni e idee.


ph. Benedetta Balloni
 

Riguardo il genere sapete darvi una definizione?

Rock alternativo. È una definizione forse un po' datata ma ci sembra calzante!

 
A proposito, che ne pensate del tanto amato dai media italiani (e altrettanto abusato) termine indie? Vi sentite parte delle scena in questione? Cosa ne pensate (davvero)?

Sicuramente noi ci riteniamo indie perché vogliamo suonare, indipendentemente da logiche di mercato. Parte della cosiddetta scena indie italiana sembra più interessata al marketing che alla ricerca artistica: tutto questo mi sembra frutto di una decadenza sociale e culturale davvero allarmante.

 
Il fatto di essere membri di band già famose ha creato molto hype sul vostro debutto, soprattutto nei fan dei vostri progetti di origine. Raccontateci com'è sentirsi parte di un supergruppo.

Non siamo troppo legati a questo termine: siamo un gruppo di musicisti che vogliono suonare; non ci sentiamo super, sopra gli altri. Sicuramente siamo una vera band, in cui c'è rispetto reciproco, stima e passione: farne parte è una fortuna e un piacere, ossigeno esistenziale.


ph. Alessandra Canini

 
Non è la prima volta che collaborate tra voi, ma in studio al momento di registrare come sono andate le cose?

Mi ripeterò ma ci piace suonare, è quello che amiamo fare. Abbiamo provato a lungo per questo disco: i Dunk sono nati con semplicità, senza troppe meditazioni e influenze esterne, ma non sono un progetto raffazzonato. Al momento di registrare, semplicemente abbiamo pensato a suonare e a goderci le giornate isolati dal mondo che, per un musicista, è una delle esperienze più belle da vivere.

 
Con l'uscita del video È Altro avete specificato che i vostri live sono pensati per essere molto suonati e molto improvvisati, addirittura molto diversi dal prodotto discografico. Come sono andate le prime date?

Bene, Le persone ai concerti stanno rispondendo sempre con entusiasmo, anche quando potremmo sembrare spiazzanti! Avere momenti di improvvisazione si sta dimostrando molto stimolante: portare in giro un disco è una responsabilità e un piacere. Speriamo che il pubblico sia contento di quello che sente, che è la cosa più importante.

 
Siete una band diretta e spontanea, avete un messaggio sociale preciso per i vostri giovani (e vecchi) ascoltatori?

Impegnamoci a difendere la musica suonata!

 
Per chiudere mi riallaccio alle primissime domande riguardo alla vostra attitudine e identità come band: cos’è per voi l’underground?

Circuito Indie e Underground possono essere tranquillamente considerati la stessa cosa, anche se mi piace pensare a un'idea di cultura di qualità che possa essere conosciuta non solo dagli appassionati.

 
Ultimissima domanda: Dunk è appena nato, il tour è appena cominciato e voi siete entusiasti. È troppo presto per chiedervi se il progetto proseguirà con un nuovo disco e nuove avventure? State già scrivendo qualcosa?

I Dunk nascono come esigenza artistica, quindi viviamo alla giornata e ci impegnano a dare il massimo per questo tour. Poi si vedrà.

 
Grazie mille, un saluto dallo staff di UX.

Grazie a voi!

 

Joveline

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